Accoltella la compagna, la crede morta e si uccide buttandosi dal tetto di casa

Anacleto Rossi, 43 anni, era il titolare del ristorante Mazzalasino. La donna è salva: lei stessa ha chiamato il 118

Leonardo Grilli

scandiano. Le urla disperate, il suono incessante delle sirene, il viavai frenetico di ambulanze e gazzelle dei carabinieri. E poi il silenzio, il dolore, le mille domande che forse non troveranno mai risposta. La tranquilla e afosa quiete pomeridiana di Mazzalasino, piccola frazione del Comune di Scandiano, è stata rotta da una tragedia che ha sconvolto tutta la comunità reggiana.


È qui che Anacleto Rossi, erede di una lunga e conosciutissima dinastia di ristoratori e titolare del ristorante che porta il nome della frazione – “Mazzalasino”, appunto – ha cercato di uccidere a coltellate la compagna Federica, per poi suicidarsi gettandosi dal tetto della villa di famiglia dove i due abitavano. Un terribile gesto di violenza dal movente poco chiaro, da ricondurre, secondo gli inquirenti, a dinamiche interne alla coppia di 43enni. Screzi spesso celati ai più, nascosti dietro maschere e sorrisi di circostanza sul luogo di lavoro. Nel noto ristorante scandianese lavora infatti anche la compagna Federica.

Tutto si svolge fra le 14 e le 14.30. Teatro del fatto di sangue, la casa abitata dalla coppia: una villa che domina dall’alto tutta la frazione, costruita sulla collina accanto al ristorante.

Una delle abitazioni più grandi a Mazzalasino, da cui si accede tramite un vialetto privato che si affaccia direttamente sul parcheggio del locale. Lo stesso vialetto che hanno percorso insieme, per l’ultima volta, Anacleto e Federica.

E forse è proprio lungo il tragitto che nasce la prima discussione fra i due, ma quel che è certo è che, una volta che la coppia entra in casa, la situazione degenera molto rapidamente.

Il diverbio – «uno fra i molti negli ultimi tempi», racconta un vicino a qualche ora di distanza dalla tragedia – diventa lite, quindi urla e insulti e, infine, violenza. Stando a quanto ricostruito finora dai carabinieri di Scandiano, Anacleto prende un grosso coltello, probabilmente dalla cucina della villetta, e si scaglia contro la compagna.

Se l’intenzione sia quella di ucciderla o meno, forse non lo si saprà mai, ma i colpi, violenti e decisi, avrebbero potuto ammazzato la donna. A salvare la vita alla 43enne è stata la sua prontezza di riflessi e la capacità di parare i due fendenti dell’uomo con il braccio, impedendo così alla lama di penetrare nel corpo e toccare organi vitali.

Nonostante le ferite non mortali, Federica cade comunque a terra, dove resta, sopraffatta dal dolore e dalla paura. È a quel punto che il ristoratore, forse convinto di aver ucciso la compagna e sopraffatto dal rimorso, decide di farla finita con un gesto estremo. Sale le scale, raggiunge il tetto dell’abitazione e si getta nel vuoto. Una caduta da diversi metri di altezza, fatale. All’arrivo dei soccorsi, chiamati dalla stessa compagna, per il 43enne non c’è più niente da fare. —

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