Reggio Emilia, addio a Roberto Magnani. Mitico dj dalle mille passioni

“Il Panga”, così lo chiamavano, ha lottato fino all’ultimo contro una malattia. La moglie Luisa: «Qualcuno ha deciso che avevano bisogno di allegria lassù» 

REGGIO EMILIA. «Ha combattuto senza mai perdersi d’animo, finché qualcuno ha deciso che avevano bisogno di allegria lassù». Così la moglie Luisa ha annunciato la scomparsa a 61 anni di Roberto Magnani, alias Robby Magno, detto Il Panga, mitico dj dell’epoca d’oro della discoteca reggiana per eccellenza, il Marabù, ma anche del Cardinal e del Tartaruga.

I problemi di salute di Robby venivano da lontano. «Era cardiopatico fin da bambino – ha spiegato la sorella Cristiana, neonatologa del Santa Maria Nuova ora in pensione –. A 45 anni ha avuto bisogno di una valvola aortica che gli ha permesso una vita normalissima fino al dicembre 2019 quando, in seguito a cadute dalla moto e dagli sci, ha deciso di farsi inserire una protesi al ginocchio».

Un intervento di routine. Eppure da lì sono iniziati i guai perché «un’infezione da staffilococco si è insinuata proprio all’interno del cuore. A Villa Salus è stato sottoposto a un intervento d’urgenza a cuore aperto durato più di dieci ore: l’intervento, riuscito, è finito anche sui quotidiani. Ma l’evoluzione cardiaca è andata via via peggiorando e ha provocato continui ricoveri, l’ultimo da febbraio ad aprile quest’anno al Sant’Orsola di Bologna. Si è ipotizzato un trapianto cardiaco, abbiamo provato a consultare diversi centri e perfino un cardiochirurgo di Houston, ma vista la fragilità del paziente nessuno se l’è sentita».


Robby si è spento mercoledì scorso circondato dai suoi cari a casa, dove ha scelto di restare dopo i lunghi periodi in ospedale. Di professione insegnante (organizzava corsi di attività motoria, musica e inglese soprattutto per le scuole materne della Fism), l’esistenza di Robby è stata costellata da tante passioni, in primis la musica e il canto. Come dj ha lavorato al Cardinal, al Tartaruga di San Polo e per un lungo periodo nei mitici anni Ottanta al Marabù.

Come frontman faceva parte di tre gruppi: i Sequencer, tribute band dei Pink Floyd, che spesso si è esibita per beneficenza (pro Core, Progetto Pulcino e per il Grade Onlus, come il live al teatro Asioli di Correggio nel 2018); il K2 di Guastalla, specializzata in cover dei Genesis; il Progetto Unico nel Modenese. Nel 2016 era stato l’anima della serata “Marabù all stars dj” in occasione del tredicesimo anniversario dell’Aquatico, dietro alla consolle con gli amici Enzo Persueder, Daniele Davoli, Stefano Gambarelli, dj Cerla, Big Bonvi e Stefano Puviani.

Nuotava tre volte la settimana, seguiva lezioni di flauto traverso e un altro suo amore era la moto. «Abbiamo fatto tante vacanze in sella alla sua Goldwing – ha ricordato la moglie Luisa –. Aveva tantissimi interessi, oltre alla sua famiglia e ai suoi figli dei quali era orgogliosissimo. Voglio ricordarlo come un guerriero della vita, che ha affrontato tutte le avversità con il sorriso e dicendo sempre “ce la faremo anche stavolta”. Lui era l’ottimismo, era la festa, era la gioia: era Robby».

Ieri la camera ardente di via Terezin 21 è stata invasa da persone. «Significa che a Robby hanno voluto bene in molti». Roberto Magnani lascia nel dolore la moglie Luisa Rinaldi, i figli Luca Saverio e Claudio di 24 e 21 anni, le sorelle Francesca e Cristiana. Il funerale si terrà questa mattina alle 9 partendo alle 9.15 dalla Casa Funeraria Reverberi per la chiesa di Sant’Alberto. Al termine il feretro proseguirà per il cimitero di Coviolo in attesa di cremazione. La famiglia fa sapere di preferire ai fiori opere di bene.