Focolaio Covid dentro le Reggiane, contagiati in 14. I volontari: «Situazione drammatica»

Quattordici le persone positive al Covid a partite da fine giugno, con un visibile incremento di casi negli ultimi giorni  

REGGIO EMILIA. Non si capisce «come la situazione sia esplosa solo ora ma la situazione sanitaria resta drammatica. E lo avevamo detto più volte in passato». C’è preoccupazione – che spesso sfocia nella stizza – fra i volontari che quotidianamente lavorano all’interno dei capannoni abbandonati delle ex Officine.

La goccia che sta facendo traboccare il vaso è legata alla pandemia e riguarda un focolaio scoppiato fra i “residenti” delle Reggiane: quattordici le persone positive al Covid registrate dall’Ausl di Reggio Emilia a partite da fine giugno, con un visibile incremento di casi negli ultimi giorni.


Si tratta prevalentemente di uomini dai 38 anni in giù – ma la maggior parte ha fra i 20 e i 30 anni – quasi tutti asintomatici o con lievi sintomi e individuati grazie alla campagna vaccinale che sta proseguendo anche fra chi vive in quell’area degradata della città. Prima di ricevere la somministrazione del vaccino, infatti, la procedura prevede l’esecuzione di un tampone per verificare che i senza fissa dimora non abbiamo già il virus, condizione in cui non è permessa la vaccinazione.

Ed è proprio da questi test che è emersa la positività al Coronavirus in quattordici dei circa sessanta disagiati che ancora abitano tra i capannoni.

Un focolaio vero e proprio, che non è detto sia limitato ai casi riscontrati fino ad ora. La popolazione che vive in quella zona è infatti da sempre assai mobile, i numeri variano di giorno in giorno e gli spostamenti incontrollati sono moltissimi.

A questo si aggiunge il fatto che non tutti i residenti hanno aderito alla campagna vaccinale o si sono voluti sottoporre al tampone.

Soprattutto chi vive nell’illegalità, fra spaccio di droga, furti e sfruttamento. Una condizione generale che rende complesso capire i limiti del focolaio e circoscriverlo. E praticamente impossibile tracciare tutti i contatti avuti dai quattordici positivi. Che, attualmente, sono stati trasferiti dai capannoni e sono accolti in un hotel adibito a ospitare i malati Covid.

Altrettanto improbabile capire in tempi rapidi se il ceppo di virus che sta circolando fra le Reggiane appartenga alla cosiddetta variante Delta, decisamente più contagiosa, su cui la Regione sta eseguendo le analisi del primi campioni proprio in questi giorni, in tutta l’Emilia-Romagna.

Insomma, un quadro generale che non fa dormire sonni tranquilli ai volontari che da anni – qualcuno anche decenni – si battono per aiutare gli emarginati delle ex Officine. E ai quali, da un paio di settimane, è stato caldamente“suggerito di non entrare fra quei capannoni. Almeno finché l’emergenza non sarà rientrata.

«Più volte e in diverse occasioni – ci raccontano – è stato fatto presente che da un punto di vista sanitario e pandemico la situazione rischiava di scoppiare. Non si capisce come sia possibile che le positività siano esplose solo adesso ma la drammaticità del contesto era cosa nota».

Come patologia, tra l’altro, «non c’è solo il Covid. Ci sono malati psichiatrici e malattie dovute dall’uso e abuso di alcol o droghe. Il contesto sanitario è drammatico ed è così da anni».

Ma il focolaio ha creato un certo allarme anche fra le istituzioni. Una patata bollente su cui, per adesso, si esprime a livello tecnico solamente l’azienda sanitaria: «Al momento non si registrano situazioni di particolare criticità e gravità clinica. La zona delle ex Reggiane è stata al centro di interventi di prevenzione contro la diffusione del Covid a partire dall’aprile 2020 grazie ad un progetto in rete tra operatori del socio-sanitario e del mondo del volontariato. Questo ha permesso la tempestiva individuazione dei casi di positività e di tutte le azioni conseguenti».

Prosegue intanto «l’attività che, ad oggi, ha permesso di vaccinare 40 persone. Attraverso il progetto Reggiane off, che coinvolge Comune, Ausl, diocesi, Regione Emilia-Romagna, Stu Reggiane spa, Caritas e rete del Volontariato reggiano, sono fuoriuscite dal contesto di forte marginalità e degrado delle ex Officine oltre trenta persone, inserite nei percorsi di accoglienza e inclusione dei corridoi umanitari locali».