Camaleonte, vent’anni a Sergio Bolognino La pm: «Economia infiltrata con violenza»

Condannati per le attività illecite in Veneto i sette ritenuti vicini al clan Grande Aracri. Il processo con rito ordinario 

Tiziano Soresina

padova. Mano inflessibile della Corte che va al di là delle richieste di pena avanzate dall’accusa nel procedimento – con rito ordinario – in cui i giudici con questa sentenza hanno ritenuto provata l’attività illecita della ’ndrangheta emiliana esportata in Veneto.


Settantasette anni di carcere: è questa la pena inflitta ai sette imputati per 'ndrangheta (ma anche estorsione) che tra il 2013 e il 2015 insieme ad altri hanno messo sotto scacco le province di Padova, Vicenza e Venezia.

Sotto accusa il «clan» dei fratelli Bolognino. Michele è già stato condannato in primo grado in abbreviato (13 anni e 4 mesi). Ieri è stata la volta di Sergio (53 anni, un tempo residente nel Regggiano) condannato alla pena record di 20 anni. Per i magistrati giudicanti entrambi i fratelli sono direttamente collegati alla cosca Grande Aracri. Oltre a Sergio Bolognino il tribunale collegiale di Padova – presieduto da Marina Ventura – ha condannato a 16 anni e 6 mesi e a 12mila euro di multa il braccio destro di Bolognino, Antonio Genesio Mangone. Nove anni e 4 mesi e 9.500 euro di multa all'imprenditore padovano Luca De Zanetti, 8 anni e 10 mesi al calabrese Stefano Marzano, 5 anni e 4 mesi per il padovano Emanuel Levorato, 8 anni e 10 mesi per il trevigiano Antonio Gnesotto, 8 anni e 10 mesi per Francesco Agostino.

Assolto, invece, il calabrese Antonio Carvelli.

La Procura qualche settimana fa aveva chiesto una pena complessiva di 65 anni.

L'indagine antimafia è quella condotta dai carabinieri di Padova e Guardia di Finanza di Venezia, su coordinamento della Dda di Venezia, che prende il nome di «Camaleonte». Nel 2019 aveva portato agli arresti di oltre 50 persone, molte delle quali già condannate in abbreviato a pene complessive per oltre 116 anni. L'inchiesta era partita nel 2013 in seguito alla denuncia di un imprenditore trevigiano che era stato picchiato davanti alla sua ditta di Galliera Veneta.

Alla Regione Veneto è stato riconosciuto un risarcimento di 400mila euro che si sommano ai 500mila già risarciti, per la stessa inchiesta, in abbreviato. Al ministero dell'Interno sono stati riconosciuti 300mila euro, alla Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati risarciti 100mila euro, alla Cgil il risarcimento è di 20mila euro. Presente alla sentenza, oltre alla pm Paola Tonini che ha coordinato le indagini, il capo della Dda di Venezia Bruno Cherchi: «È la dimostrazione che la giustizia arriva sempre – spiega – le vittime devono denunciare, solo così si arriva questi risultati.

«Le regole criminali al Nord sono profondamente diverse da quelle del Sud. La criminalità organizzata calabrese – ha ricostruito la pm Tonini in una corposa requisitoria scritta – nel nostro territorio opera illegalmente con assoluta prevalenza nel settore economico-imprenditorile nel quale si insinua dapprima allacciando rapporti amicali, quindi imponendosi con condotte che divengono via via sempre più minacciose e poi violente».

Il magistrato antimafia colloca l’arrivo del clan Bolognino intorno al 2008, con un’operatività partita da Vicenza, per poi allargarsi al Padovano e al Veneziano. —

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