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Clan in Veneto, quattro “reggiani” condannati

Le pene per riciclaggio: 3 anni e mezzo a Salvatore Muto, 2 anni e 4 mesi a Franco Muto, Davide Arabia e Giuseppe Trivieri

Venezia. Circa un anno fa esplodeva l’operazione antimafia Taurus della Dda di Venezia che da tempo “coltivava” le dichiarazioni di un pentito relative ai suoi rapporti con calabresi abitanti fra Verona, Mantova e Reggio Emilia. Rapporti di ’ndrangheta per gli inquirenti. Ieri, in udienza preliminare a Venezia, la chiusura dei riti abbreviati, con 24 imputati alla sbarra, tutti condannati dal giudice. Fra questi, in quattro hanno a che fare con la nostra provincia ed addentellati con la cosca emiliana marchiata Grande Aracri (per tutti l’accusa è riciclaggio con l’aggravante mafiosa ). La pena più alta – 3 anni e 6 mesi e 20 giorni di reclusione nonché 5.333 euro di multa – è stata inflitta all’artigiano edile 47enne Salvatore Muto (il cutrese ha abitato a Brescello ed ora si è spostato a Parma). Per lui i pm antimafia Patrizia Ciccarese ed Andrea Petroni avevano chiesto nell’udienza scorsa una condanna più pesante (6 anni). Di diverso avviso i difensori Gregorio Viscomi e Luigi Antonio Comberiati che addebitano solo rapporti di lavoro del loro assistito con Giuseppe Trivieri. Quest’ultimo – muratore di 46 anni, nato in Germania e residente a Reggiolo – è stato condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione oltre al pagamento di 4mila euro di multa. È la stessa condanna che l’accomuna ad altri due “reggiani”, cioè Franco Muto (calabarese di 46 anni che vive a Reggio Emilia) e Davide Arabia (crotonese pure lui residente in città). Per tutti e tre l’accusa aveva chiesto una condanna più severa (6 anni per Muto ed Arabia, oltre 4 anni e mezzo per Trivieri). I pm hanno contestato a questo trio di imputati l’essere “contigui ad affiliati anche apicali della cosca Grande Aracri presenti nel territorio emiliano, da cui avevano ricevuto ingenti somme di denaro contante, al fine di conseguire ulteriori illeciti profitti conferendole e reimpiegandole attraverso una società di pulizia e la società Trivieri Srl di Giuseppe Trivieri (che a loro volta impiegavano dette somme nello svolgimento dell’illecita attività di false fatturazioni)”. Per i difensori le cose stanno diversamente. Gli avvocati Giuseppe Migale Ranieri e Luigi Colacino ritengono non configurabile il reato per Muto (sulla scia di un ricorso favorevole in Cassazione sui gravi indizi di colpevolezza). Il legale Davide Martinelli: «Non c’è prova della provenienza illecita dei soldi e ad Arabia non sono riconducibili le operazioni bancarie». Infine l’avvocato Luca Andrea Brezigar: «Si tratta solo di fatturazioni false, Trivieri non ripuliva denaro». —

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