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Al via i nuovi scavi nella Necropoli di Chiozza

I promotori: «Faremo esami sui reperti per decifrarne l’età e il Dna. Bonificheremo l’area per farne un parco tematico» 

SCANDIANO. Entrano nel vivo le grandi manovre per avviare nuovi scavi nella necropoli neolitica di Chiozza, l’insediamento preistorico nella campagna attorno alla frazione scandianese da cui proviene anche la celebre Venere di Chiozza, la statuetta oggi custodita nei Musei di Reggio. Nel 2020 l’amministrazione comunale di Scandiano ha approvato una mozione condivisa in cui l’ente si impegnava a valorizzare l’area archeologica, al centro anche di studi e pubblicazioni del ricercatore Marco Montipò.

Di cosa si parla? «Verranno eseguiti esami sui reperti rinvenuti a Chiozza, così da decifrarne età e Dna. Analisi costose che verranno eseguite probabilmente in Inghilterra. E realizzeremo un libro dove racconteremo l'intera storia della necropoli con il contributo dei migliori studiosi così da conferire al volume la massima autorevolezza», spiegano i promotori.


Non solo: «Bonificheremo l’area in cui venne alla luce la necropoli neolitica e la famosa Venere di Chiozza, così da realizzarne un parco tematico aperto per scuole e turisti».

Per sostenere le attività, è stata lanciata una raccolta alla quale chiunque può aderire chiamando il numero 328 2438145 o scrivendo a info@prolocoscandiano.it.

Del complesso storico torna a parlare anche il Gruppo Misto di opposizione di cui fanno parte Alessandro Nironi Ferraroni, Davide Beltrami e Chiara Ferrari, i quali ricordano la loro mozione – poi emendata e approvata all’unanimità – in cui si chiedeva uno sforzo del Comune. I tre consiglieri spiegano di aver vissuto sentimenti contrastanti: «Alla profonda amarezza per le mancate celebrazioni del 2020 (appuntamento storico inspiegabilmente ignorato dalla giunta scandianese), si è affiancata la soddisfazione per un momento di condivisione politica che ha visto finalmente riconoscere la paternità della scoperta della Venere al marchese dottor Luigi Filippo Teodoro de’ Buoi (settembre del 1940) e, soprattutto, per l’impegno assunto dalla giunta ad avviare una valutazione preliminare di fattibilità del progetto di riscoperta e valorizzazione dell’area archeologica neolitica di Chiozza», sottolineano.

Quello del sito di Chiozza è «un capitolo della nostra storia di rilevanza nazionale, troppo poco conosciuto ed apprezzato a livello locale, sul quale si è iniziato a fare luce anche grazie alla pubblicazione, attualmente in corso, di un rilevante studio monografico e ad alcune importanti iniziative di indagine sull’area e sui reperti». —

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