Sul neonato venduto botta e risposta tra il comandante e la Fantinati

Lui: «C’è la privacy». Lei: «Chiediamo solo il tipo di reati». Verona sostiene il comandante: «Grande professionalità» 

GUASTALLA. Il caso del neonato venduto da una coppia a un’altra donna, emerso con le indagini portate avanti dalla polizia locale dell’Unione, continua a tenere banco a livello politico. Questo dopo che Cristina Fantinati, consigliera di opposizione in Unione, aveva sollevato la questione della diffusione alla stampa dei dati sull’attività giudiziaria della polizia locale unionale: «Dati mai riferiti in consiglio. Del neonato non sapevamo nulla».

Ieri il comandante Carlo Alberto Romandini, tramite una nota dell’Unione, è intervenuto precisando che il report delle attività svolte dalla polizia locale, compresa quella di tipo giudiziario visibile a pagina 8 – nella quale rientra il caso del neonato – è stato reso noto alla commissione Territorio il 22 aprile di quest’anno, quando Romandini riferisce di avere risposto anche alle osservazioni di alcuni consiglieri. Lo stesso testo è stato poi pubblicato sul sito della polizia locale Bassa Reggiana, «così da risultare visibile a tutti, cittadini ed esponenti istituzionali». «Alla stampa locale due giorni fa – assicura poi Romandini – è stato fornito lo stesso elenco».


Niente affatto, afferma la Fantinati, mostrando il documento. Nel report portato in commissione, conferma, come già dichiarato anche un giorno fa, non c’erano i dettagli, poi diffusi alla stampa, sulle attività in specifico, che riguardavano cioè minori e reati contro le donne.

Il botta e risposta è andato in scena ieri. Per Romandini il nodo è quello della privacy. «I contenuti delle indagini di polizia giudiziaria – sottolinea – sono coperte da segreto e vanno riferiti solo all’autorità giudiziaria, ovvero non possono essere comunicati né a sindaci, né a consiglieri, siano essi di maggioranza o di opposizione».

«Vorrei ribadire – dice però la Fantinati – che non ci aspettiamo di sapere il contenuto delle indagini, che è giustamente coperto da segreto per privacy. Ma almeno di sapere genericamente, così come comunicato alla stampa, la tipologia dei reati, cosa che non emerge dal solito rapporto annuale presentato al consiglio».

A corroborare e sostenere la posizione del suo comandante è la stessa presidente dell’Unione, Camilla Verona, alla quale peraltro è rivolta l’interpellanza, annunciata dalla Fantinati sul tema oggetto del contendere: «Anche questa vicenda (il caso del neonato venduto, ndr) dimostra che il lavoro delle forze dell’ordine locali – per scoprire e combattere ogni forma di illegalità – funziona e viene svolto con grande professionalità e competenza, grazie alla sinergia con una rete di servizi che consentono controlli incrociati. Niente viene trascurato o lasciato insoluto e nel caso della presunta “compravendita” del neonato, è stata fondamentale la collaborazione con la rete degli uffici anagrafe. Ci saremmo aspettati un atteggiamento di approvazione, non il solito attacco pretestuoso, la rituale strumentalizzazione politica».

«Respingo al mittente l’accusa di strumentalizzazione politica di Camilla Verona – controbatte la Fantinati – visto che ciò che chiedo non è mai stato fornito a noi consiglieri, sto semplicemente riportando un fatto incontestabile, prova ne è il rapporto che riceviamo noi consiglieri, che non riporta assolutamente i fatti che il comandante ha inviato alla stampa».

I tre indagati intanto si sono resi irreperibili, compreso il neonato, fuggendo tutti in Germania, dove probabilmente saranno perseguiti per il reato di compravendita di minore. —

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