«Non sapevamo del bimbo venduto»

L’indagine shock potrebbe passare agli inquirenti tedeschi. Fantinati: «Il comandante ora deve riferire in consiglio» 

GUASTALLA. Mentre ci si interroga sulle sorti del bimbo venduto appena nato dalla madre naturale a un’altra donna, al centro di un’indagine shock della polizia locale dell’Unione Comuni Bassa reggiana, diventa un caso politico la modalità con la quale il fatto – accaduto nel 2019 – è stato reso noto.

«Non lo abbiamo mai saputo», dice Cristina Fantinati, che coi consiglieri che siedono sui banchi dell’opposizione in Unione annuncia un’interpellanza al presidente, nonché sindaco di Guastalla, Camilla Verona, che ha delega alla sicurezza e legalità in Unione.


Intanto, sul fronte delle indagini non è escluso che ad occuparsene ora sia l’autorità giudiziaria tedesca. In Germania, infatti, sono fuggiti tutti i protagonisti dell’incredibile vicenda: i genitori biologici del bimbo e la donna alla quale il nascituro è stato consegnato, non si sa in cambio di quale cifra. Padre, madre e la donna alla quale è stato ceduto il bimbo dovranno rispondere del reato di compravendita di minore.

Alla luce anche del drammatico caso di Saman Abbas, la 18enne pakistana sparita dopo essersi ribellata a un matrimonio combinato e che gli inquirenti ritengono sia stata vittima di un delitto “d’onore”, orchestrato dai genitori e dalla famiglia, la Fantinati sottolinea l’importanza della diffusione dei dati su fenomeni così drammatici. Il rapporto annuale sull’attività della polizia locale dell’Unione, raccontano dall’opposizione, è arrivato in ritardo in Consiglio, quest’anno, dopo una loro sollecitazione. Nel rapporto non compaiono i numeri, diffusi, invece, venerdì alla stampa, sull’attività di polizia giudiziaria svolta dagli agenti, in riferimento in particolare al contrasto ai reati contro le donne e i minori.

«Per questi motivi nei prossimi giorni depositerò un’interpellanza alla presidente Camilla Verona – annuncia la Fantinati – affinché il comandante ci illustri nel dettaglio tutti i casi di servizi di polizia giudiziaria, sempre nel rispetto della privacy, anche perché non si capisce il motivo per cui a noi consiglieri eletti dai cittadini non siano fornite queste informazioni, mentre viene fatto in modo dettagliato senza alcun problema alla stampa».

«Come consigliere dell’Unione Bassa reggiana – spiega la consigliera – sono sorpresa dalle dichiarazioni rese alla stampa dal comandante Carlo Alberto Romandini della polizia locale Unione Bassa reggiana, in cui riporta il resoconto dettagliato dell’attività di polizia giudiziaria 2019 e 2020».

E racconta: «Proprio a marzo 2021 avevamo chiesto al comandante Romandini di illustrare l’attività della polizia locale al consiglio dell’Unione, tant’è che nel mese di aprile 2021 ha inviato a noi consiglieri la relazione relativa. Il comandante però, oltre a fornirci i numeri degli interventi e dei servizi svolti, non ci ha dettagliato né riferito di questi casi che potrebbero essere molto utili a noi amministratori, perché ci danno un’idea più precisa della situazione in cui si trovano le comunità della Bassa reggiana».

«Leggere di casi quali quello del neonato venduto dai genitori a una donna – conclude riportando i casi elencati nella nota stampa diffusa dalla polizia locale – dei tanti casi di maltrattamenti subiti dalle donne, di minori vittime di violenza diretta, di abusi sessuali, di violenza assistita, del padre che scappa all’estero sottraendo i figli alla madre, non è la stessa cosa che leggere il freddo e anonimo numero dei servizi svolti». —

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