Il cugino: «Non c’ero quella notte e non so dove si trovi Saman»

Ijaz parla per nove ore: «Macché scavo, solo un lavoro in ditta». I legali: «Tutto chiarito». Ma pm e carabinieri non gli credono 

NOVELLARA. Nove sudatissime ore d’interrogatorio per difendersi a spada tratta dalle pesantissime accuse che hanno portato il bracciante pakistano 28enne Ikram Ijaz al suo arresto (l’unico effettuato, gli altri quattro indagati sono latitanti) per il sequestro, uccisione e occultamento del cadavere della giovane cugina Saman Abbas, da due mesi scomparsa nel nulla e ritenuta ammazzata dagli inquirenti, al culmine di un allucinante complotto familiare, perché si era opposta al matrimonio combinato in Pakistan.

Tante le componenti di una maratona giudiziaria simile – dalle tre di pomeriggio a ben oltre la mezzanotte di venerdì – dentro al carcere della Pulce. Il 28enne indagato parla il punjabi (è infatti originario come gli Abbas di un paese agricolo nel nord-est del Pakistan, nella regione del Punjab) poco l’inglese e ancor meno l’italiano, quindi i suoi racconti sono passati inevitabilmente attraverso l’interprete, rendendo il tutto macchinoso. Inoltre il giovane pakistano è apparso provato, ad un certo punto sopraffatto dalle lacrime.

Poi si è trattato di un interrogatorio intenso anche sul piano delle presenze: sul fronte difensivo i due legali (Noris Bucchi e Luigi Scarcella) a fianco dell’arrestato, mentre sul versante degli inquirenti hanno preso parte a questo delicato passaggio dell’indagine non solo la pm Laura Galli (titolare del fascicolo), ma anche tre esponenti dei nuclei investigativi dei carabinieri di Reggio Emilia e Guastalla (guidati dal maggiore Maurizio Pallante). L’11 giugno scorso – una volta estradato dalla Francia dove era fuggito – Ijaz si era limitato a dichiarazioni spontanee: «Io non ho nulla a che fare con la sparizione di mia cugina». Stavolta, su sua richiesta, ha voluto dare in modo più approfondito la propria versione dei fatti, sempre però nel solco di un tirarsi fuori da questa orribile vicenda, il che non avrebbe comunque convinto granché gli inquirenti.

Da quanto filtra, domande e sottolineature si sarebbero accentrate nell’interrogatorio su alcuni aspetti che poggiano non solo sui video estratti dalle telecamere di videosorveglianza dell’azienda agricola di Novellara, ma soprattutto sulle parole accusatrici del fratello di Saman che tira dentro a questa storiaccia i genitori, lo zio Danish Hasnain e i due cugini (l’altro è Nomanulhaq Nomanulhaq). Nelle immagini del 29 aprile si vedono tre uomini (lo zio e i due cugini) che alle 19.33 (quindi fuori dall’orario di lavoro) si dirigono verso i campi dell’azienda agricola (dietro al capannone) con appresso un’attrezzatura inquietante (vanghe, un piede di porco, un sacco azzurro). Per chi indaga sono i preparativi di un delitto che ha la sepoltura come obiettivo per nascondere il cadavere. Ijaz non ha aveva nulla in mano e, a suo dire, si sarebbero poi separati, il che gli avrebbe impedito di sapere dove fossero andati gli altri due.

Lui quella sera avrebbe fatto un lavoro in azienda. Il trio ricompare alle 21.50 nelle immagini, oltre due ore dopo, il che è a dir poco sospetto, anche perché ai titolari della ditta non risultano questi lavori e nemmeno che siano state segnate delle ore di straordinario. Poi la terribile notte fra il 30 aprile e il primo maggio, nel racconto del fratello di Saman: la sorella cerca di andarsene da casa, i genitori chiamano lo zio Danish che blocca e poi strangola la ragazza, facendone sparire il corpo con l’aiuto di Ijaz e Nomanulhaq. Il fratello – sempre più teste-chiave– cosa ha visto quella notte (lo zio di sicuro) e cosa ha dedotto dalla situazione creatasi? L’arrestato nega di essersi mosso da casa quella notte («Dormivo») e di non sapere nulla dell’omicidio e men che meno del destino della cugina.

Solamente alle 7.25 sarebbe andato a salutare i genitori di Saman in partenza per il Pakistan, per poi recarsi al lavoro nell’azienda agricola novellarese. Ma allora perché Ijaz il 7 maggio è scappato da Novellara con il cugino, non prima di aver inviato come sempre dei soldi alla famiglia in Pakistan tramite la banca? In quel fuggi fuggi generale (prima gli Abbas, poi lo zio e il fratello di Saman) lui e il cugino avrebbero sentito puzza di bruciato, da qui la drastica decisione di fuggire in Francia, dove si sarebbero divisi. Ma lui non andrà lontano.

All’uscita in piena notte dal carcere, molto abbottonati con i cronisti i due difensori: «Il nostro assistito ha risposto a tutte le domande. A nostro parere, con questo interrogatorio ha chiarito definitivamente la sua posizione». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA