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Tutta Poviglio firma per difendere gli anziani della casa protetta: «Non toccateci i nonni»

Più di mille adesioni in poche ore contro il trasferimento a Brescello e Luzzara: «Il timore è anche che questa ricollocazione non sia temporanea come dicono»

POVIGLIO. Tantissimi cittadini di Poviglio si sono mobilitati a difesa degli anziani del paese e in gran numero si sono recati ieri mattina al banchetto improvvisato, collocato sotto il colonnato del municipio, per la raccolta di firme della petizione che vuole evitare la chiusura della casa di riposo Le Radici, con il conseguente trasferimento di 22 nonni, genitori o familiari in altre strutture limitrofe.

In poche ore sono state raccolte più di mille firme (erano 700 a mezzogiorno) ma che sono destinate ad aumentare, perché la sottoscrizione prosegue nei bar, negli esercizi commerciali e anche con il “porta a porta”. Firme che saranno consegnate al presidente della Provincia Giorgio Zanni, al presidente della Regione Stefano Bonaccini e ai responsabili dell’Ausl, per un loro diretto coinvolgimento.

«Sono venuti in tanti e tutti sapevano le ragioni della nostra petizione», dicono alcuni rappresentanti del comitato familiari (tra cui Stefano Fava), che è nato in modo spontaneo: «E chi si era fatto solo un’idea sommaria, appena gli abbiamo spiegato le nostre ragioni ha subito dato la propria adesione».

Fin dalla prime ore del mattino è stato un susseguirsi di cittadini che si sono alternati nei due banchetti per apporre la propria firma. C’era chi si fermava a discutere dell’argomento e non trovava spiegazioni a questa decisione.

«La ragione di fondo – commenta Federico – sta nel fatto che una cooperativa di servizio non sia in grado di garantire un servizio alle strutture con cui è convenzionata e di cui i Comuni interessati sono soci. Se mancano due infermieri, perché dev’essere penalizzata Poviglio e non Gualtieri o Luzzara? Ma soprattutto, perché l’Asp non è in grado di garantire questo servizio dato che stiamo parlando di ferie del personale, quindi programmabili?».

La mancanza di personale non viene accettata come giustificazione dai povigliesi. «Il timore – proseguono dal comitato, e viene sottoscritto anche dal sindacato pensionati – è che questa ricollocazione non sia temporanea ma il primo passo per una scelta irreversibile».

Del resto è difficile comprendere le ragioni per cui chi paga una retta per questa struttura non abbia poi la garanzia del servizio stesso. C’è anche chi rimarca: «Purtroppo è solo una questione economica, per cui si è cercato di ottimizzare i costi».

Forse è la cruda realtà ma a livello politico viene sollevato un aspetto non secondario: «Cosa avrebbero fatto gli altri sindaci soci di Asp se si fossero trovati nelle stesse condizioni di Cristina Ferraroni? E perchè la sindaca di Poviglio viene isolata? Pagano i vecchietti di Poviglio solo perché sono un numero inferiore rispetto alle altre strutture?».

C’è anche chi si scalda e alza la voce: «Ci hanno detto, in modo provocatorio, che se non ci sta bene possiamo portare a casa i nostri familiari. Un discorso inaccettabile da chi è chiamato a fornire un servizio in nome di una sigla che significa Azienda Servizi alla Persona».

Resta sul tavolo una domanda: quale potrà essere la soluzione? Servirà questa petizione popolare?

Con la sindaca Cristina Ferraroni in prima fila, c’è la disperata ricerca di queste due infermiere (c’è chi dice che ne basterebbe anche una sola) per poter garantire il servizio alla struttura. E tra gli imprenditori povigliesi c’è anche chi è disposto a dare il proprio contributo economico per una soluzione.

«Finalmente la comunità di Poviglio si è unita e mobilitata su questo tema che coinvolge delle persone fragili – rimarca Veronica Verruzza, assessore a Promozione del territorio, Ambiente, Commercio e Comunicazione – Una soluzione va trovata ma non può contemplare lo spostamento dei nostri anziani. Spetta all’Asp risolvere il problema, non certo all’amministrazione comunale. L’intoppo non possono essere le ferie, legittime, del personale. La sindaca ha chiesto più volte di formare un tavolo di confronto per trovare una soluzione che non può essere ciò che ci ha prospettato l’Asp. È una questione anche di salute fisica dei nostri anziani e di disagio dei loro familiari. Dopo i tanti mesi di pandemia che li hanno isolati, anche questo ulteriore aggravio mi sembra inaccettabile».