Reggio Emilia, pronto Soccorso intasato: fino a 500 accessi al giorno

La dottoressa Annamaria Ferrari: «Le patologie sono tipicamente stagionali ma c’è un altro aspetto: i pazienti oggi hanno meno paura di venire in ospedale» 

REGGIO EMILIA. «Non mi vengono le parole, sono stanca». La dottoressa Annamaria Ferrari, direttore del Dipartimento d’Emergenza Urgenza dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, non nasconde di essere provata per i 500 accessi al giorno registrati a giugno dai Pronto Soccorso reggiani. Ogni estate, è notorio, c’è un picco di accessi per le patologie tipiche del periodo afoso: dagli anziani ai malati cronici.

Ma che quest’anno l’andamento sia peculiare lo ha denunciato anche il direttore del presidio ospedaliero Giorgio Mazzi nel consueto punto settimanale sulla situazione Covid: non c’è nemmeno stato il tempo per gioire perché i ricoveri Covid in terapia intensiva sono stati azzerati («l’ultimo paziente è stato dimesso venerdì scorso») che subito è emersa un'altra criticità. «Di contraltare fa specie il boom al Pronto Soccorso, con numeri decisamente più importanti rispetto all’anno scorso – ha detto Mazzi –. Di fronte a una media di 400 accessi del giugno 2020 ora registriamo 120-130 accessi in più al giorno: questo giugno siamo arrivati a 450, 460 fino a 500 accessi al giorno.

Un fenomeno non più episodico ma costante: se il trend proseguirà anche a luglio sarebbe un dato anomalo rispetto alla serie storica. E inevitabilmente anche i tempi di processazione si allungano», ha concluso Mazzi, facendo riferimento alle ore e ore di attesa dei reggiani. «L’anno scorso il lockdown è stato più breve, mentre la seconda e la terza ondata si sono prolungate per l’intero anno, da ottobre a maggio, un periodo molto lungo: può essere che i reggiani abbiano aspettato a curarsi e adesso si riversano in massa al Pronto Soccorso».


«Un assalto – ha confermato la responsabile Annamaria Ferrari –. Lunedì scorso è stato un delirio. Al lunedì (insieme alle domeniche) si registrano i picchi al punto di vista numerico: se durante la settimana registriamo un aumento del 30% degli accessi, lunedì scorso si è toccata quota +50%. Se in era pre-Covid avevamo una media di 400 pazienti al giorno in tutti i Pronto Soccorso della provincia e 200 al solo Santa Maria, oggi arriviamo a 500 in totale dei quali 300 all’arcispedale». Dal punto di vista orario l’intasamento si registra dalle 14-15 in poi.

«L’afflusso inizia sempre dopo le ore più calde, nel primo pomeriggio, e prosegue fino a sera o a notte inoltrata». Sui motivi di questo superlavoro al PS Ferrari è perentoria: «Esiste una pluralità di cause. In primis pesa il fatto che due Ps della provincia siano chiusi (Correggio e Scandiano, Montecchio è chiuso solo di notte) e questo porta ad una concentrazione dei pazienti sul capoluogo.

Da considerare la crisi della medicina territoriale, che non fa più da argine: molti dei medici di famiglia andati in pensione non sono stati sostituiti e in più i sostituti devono gestire il fronte vaccinale, hanno un carico di lavoro importante e i pazienti trovano più comodo rivolgersi in ospedale. Le limitazioni alle visite ambulatoriali legate al Covid (la specialistica e diagnostica ambulatoriale non sono ancora a regime) e la diffidenza dei pazienti a recarsi in ospedale, fino a maggio, hanno fatto il resto: i reggiani non si sono curati, saltando i controlli e rimandando interventi chirurgici per timore di contagiarsi. Il lato positivo è che le paure stanno scomparendo, il Covid non è più il pensiero dominante e la popolazione riprende in mano la propria salute».

Per quanto riguarda la patologie, la dottoressa Ferrari conferma che «sono quelle tipiche stagionali. Quello che stiamo notando, perché salta all’occhio, è un incremento della traumatologia (anche quella grave) sia sul lavoro sia dovuta allo sport o alla vita all’aria aperta: lo si nota anche nella cronaca dei quotidiani, con il riprendere del traffico veicolare e del movimento accanto ai numerosi morti per incidente stradale ci sono altrettanti feriti».

Come si traduce sul personale del Pronto Soccorso la necessità di far fronte a questa ondata di richieste? «Come tutti gli altri reparti, anche il Pronto Soccorso è in carenza di personale medico: soprattutto mancano specialisti in medicina di emergenza e urgenza – ha concluso Ferrari –. L’effetto principale è che per le ferie garantiamo a ciascun dipendente il minimo sindacale, cioè due settimane».