Il partigiano “Javert” compie cento anni Grande festa Anpi al parco Manara

Giovanni Fontanesi, orologiaio, durante la guerra ha combattuto sull’Appennino nella 77ª Brigata Sap

BIBBIANO. Cento anni di vita per il partigiano Giovanni Fontanesi. Nei giorni scorsi, al parco Manara di Bibbiano, l’Anpi di Bibbiano, assieme all’Anpi di Cadelbosco, ha festeggiato un compleanno speciale: i primi cent’anni del partigiano Fontanesi, conosciuto con il nome di battaglia “Javert”.

Giovanni Fontanesi è nato a Cadelbosco il 14 luglio 1921 da una famiglia contadina dal credo socialista. Il padre Giulio, reduce della Grande Guerra, fu ferito e rimase invalido; la madre Giuseppina Simonazzi per tutta la vita si è presa cura della sua famiglia. Giovanni ha lavorato come bracciante e, nel 1940, ha ricevuto l’ordine di arruolamento.


Inizialmente assegnato alla Regia Aeronautica, fu trasferito all’Esercito e assegnato al 207° Reggimento di Fanteria della Divisione “Taro” di Catanzaro, il 26 gennaio 1942, nel quale conseguì la qualifica di zappatore. Il 30 gennaio 1942 fu mobilitato e in maggio venne inviato con la sua Divisione nella Francia meridionale come forza di presidio.

La data dell’8 settembre 1943 colse le forze armate italiane di sorpresa, e Giovanni, assieme a molti altri soldati lasciati allo sbando e senza ordini precisi, si tolse l’uniforme e scelse di tornare a casa dalla propria famiglia.

Giovanni Fontanesi ricorda benissimo il lungo viaggio di rientro, dalla Francia a Cadelbosco, in buona parte compiuto a piedi o su mezzi di fortuna, sotto le intemperie del vicino autunno, con il rischio in ogni momento di essere catturato dai tedeschi e deportato in un lager. Dopo una lunghissima ed estenuante odissea, finalmente giunto a casa, Giovanni trovò il suo paese occupato dall’esercito tedesco e dalle forze fasciste.

Dei suoi numerosi fratelli, Pietro era stato catturato in Africa settentrionale e si trovava prigioniero degli inglesi in Egitto. Aldo, patriota, era stato catturato dai tedeschi per essere deportato, ma era riuscito a fuggire rocambolescamente dal treno ed era entrato in clandestinità. Mansueto, infine, si era unito alla 144esima Brigata partigiana Garibaldi sull’Appennino tosco-emiliano con il nome di battaglia “Jon”.

Anche Giovanni disertò il bando di arruolamento della Repubblica sociale italiana e si unì alla Resistenza, entrando così a far parte del 2° distaccamento della 77esima Brigata Sap, che operava nel territorio di Cadelbosco. Gli fu riconosciuto il grado di caposquadra e scelse il nome di battaglia di “Javert” (come il personaggio del celebre romanzo di Victor Hugo, di cui era appassionato).

Giovanni Fontanesi ebbe un ruolo fondamentale. Partecipò personalmente a molte azioni di sabotaggio di linee telefoniche, al prelevamento di materiali strategici, armi e munizioni. Di quei anni “Javert” ricorda anche la battaglia del Traghettino, del 23 aprile 1945, dove lui si trovava proprio accanto al suo comandante Plinio Torelli detto “Porthos” (medaglia di bronzo al valor militare alla Memoria nel 1962), quando questi cadde in combattimento sull’argine destro del torrente Crostolo, colpito da una raffica di mitra dell’esercito tedesco.

Dopo la Resistenza, Giovanni Fontanesi si trasferì a Bibbiano nel 1954. Aveva una grande passione per gli orologi che lo portò ad imparare il mestiere di orologiaio per aprire, alcuni anni dopo, un negozio di oreficeria e orologi in centro (Ottica e orologeria Fontanesi) che oggi vanta oltre sessant’anni di attività. Solo nel 1971 il ministero della Difesa ha concesso al partigiano combattente Fontanesi la Croce al Merito di guerra per attività partigiana. Vive tutt’ora a Bibbiano con la sua famiglia, circondato dall’amore dei suoi figli e nipoti, che per il traguardo dei cento anni hanno augurato lunga vita a Javert. —

Daniela Aliu

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