Reggio Emilia, sfregiata con simboli nazifascisti la baracchina del partigiano Peter

L’ex officina di Piero Canovi, morto nel 2009, era stata affidata alla sezione di San Pellegrino dell’Anpi 

REGGIO EMILIA. Nella notte tra domenica e ieri una persona, per ora ignota, ha imbrattato con croci celtiche e scritte SS dei reparti hitleriani la baracchina del partigiano-meccanico Piero Canovi divenuta il memoriale della Resistenza nella zona di San Pellegrino.

È stato parzialmente coperto con la vernice nera di quei simboli nazifascisti anche il bel disegno che un writer aveva realizzato sulla lamiera della piccola officina rappresentandone il titolare in sella a una bicicletta sotto alla scritta “bici e... Resistenza”. Non s'è fatta attendere la reazione indignata dell'Anpi e di Casa Bettola, che ieri alle 18,30 vi hanno riunito un presidio per manifestare la condanna del gesto oltraggioso.


Il sindaco Luca Vecchi lo definisce «un atto molto grave, vigliacco e vergognoso che condanniamo con fermezz» e promette: «Puliremo queste scritte e la baracchina di Piero tornerà più bella di prima, perché l'odio, l'intolleranza e l'incitamento al nazifascismo non saranno mai di casa a Reggio Emilia».

Alessandro Fontanesi, esponente di un minuscolo “partito comunista”, se la prende anche con il Pd e rincara la dose denunciando la «tolleranza e indifferenza delle istituzioni» nei confronti di questi sfregi.

Piero Canovi, operaio delle Reggiane, aveva combattuto con il nome di battaglia Peter nel distaccamento dei Gufi Neri, partecipando anche a una delle più spettacolari azioni della guerra partigiana, l'Operazione Tombola condotta nel marzo-aprile 1945 insieme a un commando britannico. Nel dopoguerra s'era installato nella baracchina che sorgeva poco prima del ponte di San Pellegrino (sulla sinistra per chi proviene dalla città).

In passato vi era un maniscalco e fabbro ferraio che serviva i molti carrettieri in transito da e per la montagna. Poi era subentrato un fruttivendolo. Piero vi riparava le biciclette, rifiutando i clienti che non gli garbavano per motivi politici o personali, ma vi intratteneva anche i compagni e gli amici in lunghe discussioni.

La sua officinetta divenne ben presto la sede ufficiosa dell'Anpi di San Pellegrino. Vecchi, che aveva lavorato come commercialista nel fabbricato antistante, la ricorda come «uno dei simboli della lotta antifascista di Reggio Emilia, un luogo di storia e memoria».

Erano cordialissimi anche i rapporti con la parrocchia di San Pellegrino retta da don Giuseppe Dossetti.

Piero Canovi continuò l'attività fino al 2009, quando morì all'età di 88 anni. «Dopo la sua scomparsa – riferisce Paolo Rozzi, ex-presidente della quarta circoscrizione – fu proposto lo smantellamento della baracchina in quanto abusiva. Ci opponemmo insieme all'Anpi, considerandola un bene da preservare per il suo valore simbolico.

Il sindaco regolarizzò l'officinetta che, in quanto costruita su suolo pubblico, ha potuto essere accatastata come una proprietà comunale. La sua gestione fu affidata alla sezione di San Pellegrino dell'Anpi, che nel 2016 ha provveduto insieme all'associazione Tuttinbici a ripulirla e ritinteggiarla. All'interno c'erano ancora gli attrezzi di Piero e le foto che gli erano care, di Papà Cervi e Giovanni XXIII, ma anche del Cristo Redentore e di una donna nuda. Fino allo scoppio della pandemia insieme a casa Bettola ogni anno vi abbiamo celebrato il 25 aprile e qualche altra festa».