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"Erano brave persone e grandi lavoratori. Non meritavano di morire in quel modo"

Le ricerche nel Po dei sommozzotari dei vigili del fuoco

Boretto, il racconto di Julian Petre, amico e collega dei due uomini scomparsi nel Po. «Erano venuti in Italia per guadagnare perchè la fame in Romania si fa ancora»

Boretto. «Mi chiamo Giulio, il nome che mi avete dato 31 anni fa, quando sono venuto in Italia, ma il nome vero e Julian Petre». Ed è Julian anche lui, come le persone che hanno trovato la morte del Po, autotrasportatore presso la ditta Amuriello di Sorbolo, che effettuata trasporti per la Barilla, a raccontare la fine tragica dei suoi amici. Come una domenica di pesca sulle rive del grande Fiume, iniziata alle 11, con qualche panino portato da casa «e qualche birretta» con la speranza di pescare anche un paio di pesci da arrostire, si sia trasformata in un dramma collettivo per tutta la comunità rumena del paese in provincia di Parma.

Julian Petre,il trasportatore testimone della tragedia sul Po


«Mi dispiace tanto – dice Julian – perché erano brave persone e grandi lavoratori. Sono venuti in Italia per guadagnare qualche soldo in più perché in Romania la fame si fa ancora. Hanno fatto una brutta fine e non se la meritavano». Julian non è stata testimone di quegli attimi terribili e concitati quando Emil Bordeaa, 51 anni e il nipote Felic Sucio di 32, hanno avuto problemi con la canna da pesca e si sono gettati nel Po per recuperarla venendo, però, trascinati dalla corrente. Ma è rimasto costantemente in contatto con Sorin Birlan, 54 anni, l’uomo che in un primo momento si è gettato nel fiume per aiutarli e si è poi arreso perché ha capito che anche lui non sarebbe sopravvissuto.

L'elicottero dei vigili del fuoco sorvala il Grande fiume


«È stato un peccato che sia andata così – dice Julian – ma sono cose della vita che a volte succedono. L’unica cosa che posso dire è che non erano venuti al fiume per fare il bagno ma solo per pescare e che il fiume è pericoloso perché magari cammini fino a metà del fiume con l’acqua alla caviglie poi la corrente ti porta via in un attimo». E così è capitato a Emil e Felic, zio e nipote, alle spalle, per entrambi, una vita di lavoro duro e di conti a fine mesa da far tornare. «In Italia – racconta Julian – per primo è venuto il papà di Felic che poi via via ha portato qui tutta la famiglia. Aveva la patente C quella per guidare i camion e un autotrasportatore in Italia guadagna tre volte rispetto al salario in Romania». Il figlio ha seguito le orme del padre: «Felic lavorava tanto e bene ed era un ragazzo tranquillo e serio. Come tutti a quell’età voleva trovare una donna e sposarsi».

Lo zio Emil invece in Romania aveva avuto una vita travagliata. «E alla fine – racconta Julian – ha preferito venire in Italia anche solo per un periodo per fare qualche migliaio di euro e pagare i debiti». Le speranze, le difficoltà, i sogni e gli obiettivi di Eric e Felic, ieri, sono stati inghiottiti dalle acqua del grande fiume. «Mi dispiace tanto – conclude Julian con un nodo alla gola – per quello che è successo. Perché erano brave persone che non si meritavano di finire così». Subito dopo l’incidente, i carabinieri di Boretto, arrivato sul posto per ricostruire l’accaduto, hanno portato in caserma Sorin Birlam , l’uomo che ha cercato di aiutare zio e nipote travolti dalla forze dal fiume, per la testimonianza.