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Saman e la pista dei soldi

Dall’anticipo di 450 euro chiesto dallo zio ai prelievi con il bancomat per la fuga

NOVELLARA. Anche il flusso di denaro ha la sua importanza nella ricostruzione investigativa di quanto stava accadendo attorno alla diciottenne Saman Abbas, scomparsa da quasi due mesi e per gli inquirenti uccisa a Novellara dal suo clan familiare per aver detto “no” ad un matrimonio combinato in Pakistan. I carabinieri – coordinati dalla pm Laura Galli – sono arrivati da tempo alla conclusione che siamo di fronte ad un omicidio premeditato, scandito dalla crudele “trappola” alla ragazza nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio, poi le precipitose fughe dei familiari.

Dei cinque sinora indagati (i genitori, lo zio e due cugini) solamente il cugino 28enne Ikram Ijaz è stato intercettato in Francia ed estradato in Italia (intende collaborare con la Procura, ma occorre la negatività al secondo tampone per uscire dalla quarantena anti Covid). E in questo disegno pianificatore del delitto scandagliato dagli inquirenti, spunta il danaro.

Dopo la “visita” dei carabinieri del 5 maggio, inizia l’accelerazione delle mosse – anche sul versante quattrini – da parte di chi è rimasto nell’azienda agricola novellarese. «Mi serve un anticipo sullo stipendio. Mio fratello ha bisogno di soldi». Quando Danish Hasnain ha chiesto un acconto si è giustificato parlando di un’esigenza improvvisa del fratello. Ma l’uomo, secondo la Procura, stava chiedendo in realtà quei soldi per pagarsi la fuga dopo l’omicidio della nipote Saman, che stando ai racconti del fratello minore della 18enne lo zio avrebbe ucciso con le sue mani, strangolandola. E il 6 maggio sono proprio zio e nipote a recarsi dai titolari dell’azienda per avere quell’anticipo di 450 euro in contanti. Una richiesta che lascia perplesso chi paga, dato che era ormai incombente l’accredito dello stipendio con bonifico sul conto corrente bancario. Ma i due pakistani hanno urgenza e promettono di restituire l’anticipo appena ricevuto il bonifico.

Sarà l’ennesimo inganno, perché i due tagliano la corda, non prima di aver prelevato altri quattrini con il bancomat. Una traccia bancaria (si tratta di denaro prelevato il 7 maggio?) che sarebbe già stata intercettata dai carabinieri, convincendoli ulteriormente su come fosse stato tutto pianificato nei minimi particolari. Fra l’altro si tratterebbe di conti bancari non esorbitanti, quindi non è da escludere che siano stati svuotati (in particolare dallo zio Hasnain, ma potrebbero aver agito allo stesso modo i due cugini). E sempre in tema di soldi, un amico di Shabbar Abbas (padre di Saman) raggiunto telefonicamente in Pakistan dalla trasmissione “Quarto grado” ha rivelato che il bracciante pakistano faceva prestiti dall’Italia, anche di recente : «Mi ha mandato dei soldi – ha spiegato al giornalista di Rete4 – da girare ad un altro amico».

Quello che sappiamo con certezza è che il 10 maggio, quando il minorenne viene fermato a Imperia è in compagnia dello zio, in fuga da Novellara. Cinque giorni prima i due erano stati trovati nella cascina di via Colombo dai carabinieri, che avevano fatto irruzione con un mandato di perquisizione: cercavano Saman e i suoi documenti, ma di lei non c’era traccia. Sono stati loro a dire che era partita con i genitori per il Pakistan. Una mezza verità. Perché in effetti i primi ad andarsene sono i genitori che il primo maggio, con già in tasca biglietti aerei ed esiti negativi dei tamponi, salgono su un taxi che li porterà a Malpensa: insieme a loro c’è anche un connazionale che per caso deve pure lui partire, ma non c’entra nulla con questa storia. Nell’azienda agricola novellarese sono rimasti il fratello 16enne di Saman, lo zio Danish Hasnain (33 anni) e i cugini Nomanulhaq Nomanulhaq (33 anni) e Ikram Ijaz (28 anni). Sino al 5 maggio sono ancora tutti lì, poi l’arrivo dei carabinieri che cercano Saman deve aver rivoluzionato i piani, visto che nel giro di poco tempo spariscono tutti.

Sono senza macchina e questo inciderà sulle loro mosse che hanno la Francia come obiettivo e il confine di Ventimiglia (Imperia) da varcare. A tagliare subito la corda sono il fratello minorenne e lo zio: in bicicletta arrivano a Gonzaga (nel Mantovano) e hanno ben in testa gli spostamenti da fare in treno per arrivare in terra ligure. Saranno controllati il 10 maggio dalla polizia, ma solo Hasnain ha i documenti e, quindi, il 16enne viene trattenuto in attesa che lo zio porti ciò che serve per espatriare. Ma lo zio sparisce – e tutt’ora resta un fantasma – e il ragazzino viene affidato ad una comunità, prologo di una serie di rivelazioni sul destino della sorella che farà agli investigatori dando il “la” all’indagine.

E i due cugini? A ruota se ne andranno pure loro (intorno al 7-8 maggio) con le stesse modalità (bicicletta e treno) per puntare verso la Francia. Ijaz sarà bloccato a Nimes il 29 maggio su un autobus mentre cercava (con documenti non in regola) di raggiungere Barcellona. Era quindi riuscito a varcare la frontiera. Il 9 giugno è stato estradato in Italia e si trova in carcere a Reggio Emilia. E Nomanulhaq? Al momento non si trova. Una latitanza che persiste e non è difficile pensare che possano contare su appoggi in Europa, specie in Francia dove potrebbero essere tutti passati. I soldi prelevati nelle filiali novellaresi di riferimento nelle ore concitate della fuga possono bastare per continuare ad alimentare la latitanza? —

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