Reggio piange la morte di Stanislao Farri

Stanislao Farro, decano dei fotografi morto a 97 anni

Decano dei fotografi e maestro del bianco e nero, l’artista si è spento a pochi giorni dal suo 97esimo compleanno

REGGIO EMILIA. È scomparso lunedì scorso, a pochi giorni dal suo 97esimo compleanno, il maestro Stanislao Farri, decano dei fotografi reggiani. Da pochi giorni era stato trasferito nella casa di riposo Le Esperidi di Vezzano sul Crostolo, dopo un primo ricovero in ospedale e successivamente a Villa Verde a seguito di una caduta accidentale in casa. Farri – che dopo la scomparsa della amatissima moglie Wanda Leoni, avvenuta nel 2016 – ha continuato a voler vivere da solo, si è spento nel sonno nella notte tra domenica e lunedì.

«È morto come desiderava», ricorda l’unica sua parente, ovvero la nipote Silvana, che con il marito Antonio l’hanno assistito negli ultimi anni dopo la scomparsa della moglie. Rispettando le sue ultime volontà sarà tumulato a Bibbiano, dove era nato il 6 luglio del 1924. I funerali previsti per domani alle 14 saranno svolti in forma strettamente privata. Mi auguro aggiunge la nipote Silvana «che la città voglia dare il giusto riconoscimento al suo grande lavoro durato una vita intera».


Già ora presso la Biblioteca Panizzi è presente una buona parte dei suoi lavori, con l’archivio Stanislao Farri che la Panizzi ha acquisito a partire dal 1995 ed è costituito da circa 170mila unità tra negativi e positivi, provini di stampa e diapositive che illustrano l’intensa attività professionale e di ricerca dell’autore. Un archivio da cui è stata tratta anche una delle sue ultime mostre fotografiche a Reggio, che è stata un elemento fondamentale per la riscoperta del lavoro di uno dei maestri del bianco e nero italiano. Farri due anni orsono rilasciò proprio al nostro giornale una delle sue ultime interviste, nella quale ha ripercorso la sua vita umana e professionale e il suo amore per la fotografia, raccontando la sua storia dagli esordi avvenuta utilizzando una macchina fotografica prestatagli dall’amico Renzo Vaiani fino ai giorni nostri. Molte delle fotografie di Stanislao Farri, documentano le diverse sfaccettature del patrimonio culturale, folklorico e industriale e il paesaggio locale in una ricerca in cui è centrale lo studio costante nel tempo. Un percorso quello di Farri che consente di comprendere le diverse identità culturali che hanno trasformato la città e il territorio reggiano negli anni.

Uno stile di lavoro e una creatività che hanno poi trovato ampio riconoscimento nel mondo della fotografia italiana fin dagli anni Sessanta del Novecento. Una passione amatoriale, la sua portata, avanti parallelamente ad una intensa attività professionale in cui si sono costantemente intrecciate e alternati scatti a colore e in bianco e nero, di cui era un profondo conoscitore, e una costante ricerca e sperimentazione, attraverso l’innovativo utilizzo dei materiali fotosensibili, che l’hanno poi reso famoso.

Stanislao Farri era nato il 6 luglio 1924 a Bibbiano da una famiglia contadina e dopo aver iniziato nel 1940 la sua attività di tipografo che ha continuato fino al 1955 per poi abbracciare la fotografia professionale iniziando a lavorare per importanti aziende emiliane. Parallelamente all'attività professionale, Farri si dedica, nel tempo libero, alla fotografia amatoriale realizzando in camera oscura, elaborazioni e sperimentazioni e approfondendo i procedimenti di sviluppo e di stampa, per dedicarsi poi negli anni Ottanta in particolare alla fotografia a colori e all’utilizzo di pellicole all'infrarosso.