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Il fratello di Saman ora è "libero". Vuole tornare in Pakistan ma a decidere sarà il tutore

La preparazione dell’udienza per l’incidente probatorio: dietro al paravento poi siederà il 16enne

REGGIO EMILIA. Vuole tornare dai genitori. Lo ha ribadito più volte, arrivando addirittura a scappare dal luogo protetto nel quale si trovava un paio di settimane fa, venendo poi recuperato dalle forze dell’ordine poche ore dopo. A decidere però del futuro del fratello minore di Saman Abbas, teste-chiave dell’inchiesta sull’omicidio della sorella, è ora un tutore nominato dalla procura dei Minori di Bologna in quanto minore non accompagnato.

Valeria Miari, avvocato del fratello 16enne di Saman Abbas

Un tutore che deve fare quindi le veci dei genitori in via provvisoria, che a sua volta ha un compito non facile. Da una parte c’è infatti la volontà del ragazzo di 16 anni di raggiungere i genitori in Pakistan, nonostante li abbia indicati quali partecipi del delitto premeditato della sorella. Dall’altra c’è proprio il suo ruolo di accusatore, che lo espone a un pericolo reale, visto che altri pachistani – alcuni dei quali stanno aiutando le autorità italiane nelle indagini – hanno ricevuto minacce pesantissime rivolte ai loro famigliari in madre patria.

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Basti pensare al fidanzato di Saman, inviso però alla sua famiglia. Un 21enne pachistano che il 9 febbraio aveva presentato una denuncia dicendo che il padre della ragazza con altre persone si presentò a casa dei suoi genitori dicendo: «Se tuo figlio non lascia Saman sterminiamo tutta la famiglia».

L’incidente probatorio avvenuto ieri in tribunale è stato disposto del giudice per l’indagine preliminare in tempi stretti, per tutelare il ragazzo e per il pericolo di una sua fuga. Con l’esame avvenuto ieri, il ragazzo ora è di fatto liberato dalle incombenze giudiziarie. La prova assunta dal tribunale potrà essere utilizzata nel probabile processo che verrà chiesto dal sostituto procuratore Laura Galli, che ha lavorato al caso assieme al procuratore capo reggente Isabella Chiesi, coordinando le indagini affidate ai carabinieri di Reggio.

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Il ragazzo potrebbe anche essere risentito qualora ci fosse un processo sull’omicidio della sorella Saman. Resta da capire quale saranno le sue sorti nel prossimo futuro. Per ora resterà nella comunità protetta nella quale è stato collocato. Le sue parole sono ora agli atti e indicano come responsabili del delitto il padre Shabbar Abbas (45 anni), la madre Nazia Shaheen (48 anni), lo zio della ragazza, Danish Hasnain (31 anni) e i due cugini Ikram Ijaz (19 anni) e Nomanulhaq Nomanulhaq (34 anni). Per loro l’accusa è di sequestro di persona e omicidio premeditato. Un reato in concorso, con lo zio considerato l’esecutore materiale del delitto, mentre i genitori sarebbero «concorrenti morali e materiali» visto che prima privarono Saman della libertà personale e poi ne causarono la morte dopo l’ennesimo litigio avvenuto in famiglia. Le tensioni erano dovute al rifiuto della ragazza di sposare un connazionale in Pakistan sotto costrizione dei genitori, che avevano scelto per lei quel fidanzato mentre Saman ne aveva un altro che stava in Italia.
La selva di giornalisti all'uscita dall'aula dell'incidente probatorio

La ragazza, secondo i genitori, non osservava poi i dettami della religione musulmana come le veniva invece impartito. Era già scappata poi da casa nel 2020 e dopo aver rifiutato il matrimonio forzato aveva denunciato i genitori, che avevano subito come un’onta quegli atteggiamenti. Uno scontro generazionale sfociato nell’efferato delitto, sul quale aleggia l’idea che ci possa essere stato una regia internazionale tra famigliari in Italia e altri in Pakistan, decisi a sistemare l’onta una volta per tutte. —

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