Il Covid frena il Pil dell’Emilia-Romagna. Finanziamenti bancari cresciuti dell’8,2%

Calo del 9,4% nel secondo trimestre del 2020 per il prodotto interno lordo. Aumenta il ricorso al reddito di cittadinanza

REGGIO EMILIA. Le rilevazioni compiute dalla Banca d’Italia offrono uno spaccato completo delle conseguenze negative del Covid sull’economia dell’Emilia Romagna. I risultati sono stati presentati in dettaglio, a Bologna, e diffusi in collegamento telematico con le illustrazioni svolte dai dirigenti dell’Istituto bancario nazionale, Maurizio Rocca e Michele Benvenuti, e dagli economisti Marco Gallo e Fabio Quintiliani. Purtroppo le ferite sul tessuto produttivo sono state profonde e si sono riflesse anche sulla popolazione. Il Prodotto Interno Lordo ha lamentato riduzioni in tutta la penisola ma nell’area emiliana ha sofferto un calo del 9,4% soprattutto nel secondo trimestre del 2020 a seguito del blocco di attività non essenziali.

C’è poi stato un certo recupero nel periodo estivo ma il peggioramento è ripreso in autunno anche se in misura percentualmente inferiore rispetto alla prima parte dell’anno.


L’industria è risultata il comparto in maggiore sofferenza, tanto che Prometeia ha rilevato una flessione del 10,3% considerando l’insieme di tutti i comparti con la sola eccezione dei settori alimentare e farmaceutico. Il commercio non alimentare e la ristorazione hanno registrato una discesa dell’8,4% ma in generale è stato tutto l’export dell’Emilia Romagna a pagare a caro prezzo (- 8,2%) la pandemia da Covid 19. D’altra parte come si poteva pensare di avventurarsi in nuovi progetti? E infatti l’industria ha dovuto contrarre le spese. Fortunatamente non c’è stato un forte calo del numero di imprese: 57 quelle che hanno chiuso i battenti lo scorso anno, addirittura meno delle 76 conteggiate nel 2019.

Una spiegazione può derivare dai sostanziosi fondi concessi dalle banche di fronte ai minori flussi di cassa delle aziende, la metà delle quali ha potuto utilizzare i prestiti derivati dalle garanzie pubbliche; i finanziamenti bancari sono saliti dell’8,2%. Molte ombre dunque e meno male che, negli ultimi anni, l’Emilia-Romagna era cresciuta più del resto d’Italia. Nel 2020, in ambito regionale, c’è stato frattanto un calo dell’occupazione e la flessione ha riguardato in particolare i lavoratori autonomi e i dipendenti a tempo determinato; meno colpiti gli altri lavoratori grazie al ricorso alla Cassa Integrazione e al blocco dei licenziamenti; con il risultato però di una riduzione del 10,1% delle ore lavorate.

Cresciuti poi gli inattivi e maggior ricorso al reddito di cittadinanza. Il calo complessivo dei redditi (-12%) ha generato un contenimento dei consumi e molte famiglie non hanno potuto esporsi ad una più alta domanda di crediti bancari. Gli enti territoriali hanno invece accentuato le spese (+ 3,8%) ma soprattutto con destinazione all’ambito sanitario. Il 2021 si è infine aperto, nella nostra regione, con un minor calo produttivo e si stanno rafforzando le aspettative, di imprese e famiglie, per un miglioramento nel secondo semestre. Tutto viene rapportato al completamento della campagna vaccinale ed alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. —

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