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Omicidio a Reggio Emilia, ucciso tre giorni prima del ritrovamento: il cerchio si stringe su due sospettati

I carabinieri davanti alla palazzina in via Stalingrado a Reggio dove è avenuto il delittoi

La morte del 51enne Iazzetta risalirebbe a 72 ore prima della scoperta. Verifiche a La Spezia su un uomo e una donna

REGGIO EMILIA. Non sono sottoposti a fermo né indagati, ma sono due persone fortemente sospettate di essere i responsabili dell’omicidio di Aniello Iazzetta, 51 anni, trovato senza vita in casa mercoledì pomeriggio, ammazzato tre giorni prima con colpi talmente violenti tali da fracassargli il cranio e sfondargli un occhio. I due sospettati sono un uomo e una donna, individuati a La Spezia, appartenenti alla cerchia di conoscenze della vittima.Nessun provvedimento nei loro confronti da parte del pm Valentina Salvi, ma il Nucleo Operativo e la Sezione Investigativa del Comando provinciale carabinieri di Reggio Emilia stanno svolgendo degli approfondimenti frenetici per verificare un loro eventuale coinvolgimento la sera dell’omicidio.



Fin dal primo momento – senza movente e senza arma del delitto (nell’abitazione dell’assassinato sono stati repertati degli oggetti compatibili con le ferite inferte, ma solo la scientifica potrà confermare o escludere) – l’unico dato certo sul delitto è che ad accanirsi con tanto furore sul corpo doveva essere stato qualcuno che conosceva la vittima e in grado di farsi aprire la porta di quell’appartamento di via Stalingrado 3, laterale di via Fratelli Cervi subito prima della concessionaria Opel.



Per questo motivo l’indagine si è concentrata sulle frequentazioni della vittima: un’impresa ardua visto che il 51enne – sprofondato negli ultimi anni in uno stato depressivo, spesso rifugiatosi nell’alcol, solitario dopo il divorzio dalla moglie e con un passato problematico – aveva scarse relazioni sociali, per lo più con individui tutti appartenenti a un sottobosco di disoccupazione e di marginalità estrema. Un’altra certezza è che non si è trattato di un gesto premeditato: perciò l’ipotesi di reato è omicidio preterintenzionale (secondo il Codice “chiunque, con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 e 582, cagiona la morte di un uomo, è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni”), per ora a carico di ignoti.



La parola d’ordine, tra i militari dell’Arma, è stata quella di scandagliare la ristretta cerchia di amicizie della vittima e di sentire quante più persone possibili: una corsa contro il tempo che pare aver già indicato una pista concreta.
A lanciare l’allarme, mercoledì scorso alle 16.30, è stato un vicino di pianerottolo di Iazzetta, uno straniero che parla spagnolo (i quattro nominativi sul campanello non corrispondono agli effettivi affittuari, fa eccezione quello della vittima). Nella palazzina a due piani ciascun piano è dotato di tre porte: quattro stanze in totale, due per piano più il bagno in comune.

La vittima occupava la seconda porta del primo piano, dove sono ben visibili i sigilli di sequestro preventivo apposti dai militari per non inquinare il luogo del delitto. L’altro residente del primo piano condivideva con il 51enne il bagno e, constatando che da più giorni la toilette sempre libera pareva non essere stata utilizzata da altri, si è allarmato: ha varcato la soglia della stanza della vittima e ha fatto la terribile scoperta del cadavere massacrato. Il decesso, secondo il medico legale, risalirebbe tra i due e i tre giorni precedenti poiché il rigor mortis era già scomparso; mentre i colpi inferti sarebbero almeno una decina, benché su questi aspetti solo l’autopsia, prevista tra oggi e domani al Policlinico di Modena, potrà stabilire con esattezza tempistiche e modalità dell’efferato delitto.

Dopo i lunghi rilievi eseguiti dai carabinieri e la rimozione del cadavere, mercoledì sono stato convocati al Comando provinciale dell’Arma come persone informate dei fatti i due vicini: quello dello stesso pianerottolo e un marocchino del piano superiore. «Lo abbiamo visto nella prima parte della giornata di sabato, poi più nessun rumore», avrebbero dichiarato i due. Sono stati loro gli ultimi a vedere vivo Iazzetta e a fornire indicazioni sulle visite al 51enne: interrogati in corso Cairoli fino a mezzanotte, i due testimoni sono ritenuti credibili e coerenti.