Reggio Emilia, 51enne picchiato a morte: è stato ucciso nel suo letto

REGGIO EMILIA. Ucciso nel suo letto, usando un bastone, una spranga o forse una serie di pugni bestiali. Sferrati con così tanta violenza da sfondargli un occhio e spaccargli la testa. È morto così Aniello Iazzetta, un 51enne di Afragola (un comune in provincia di Napoli) che da una ventina d’anni abitava in via Stalingrado, una laterale di via Fratelli Cervi.

E nella sua casa è stato trovato ieri pomeriggio, senza vita da chissà quanti giorni. A fare la macabra scoperta il vicino che abita nel piano mansardato, con cui Iazzetta, che abitava al primo piano, condivideva il bagno. Il vicino, non vedendolo e trovando per più giorni il gabinetto sempre libero e senza tracce di un altrui utilizzo, si è preoccupato. Ha varcato la soglia di casa di Iazzetta e l’ha trovato con la faccia fracassata, in camera.

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Immediata la chiamata al 112, che ha fatto arrivare in via Stalingrado una sfilza di pattuglie. Non era la prima volta che i residenti nelle palazzine e villette del quartiere vedevano arrivare forze dell’ordine e ambulanze, ma questa volta il numero di sirene e il tempo di permanenza ha fatto capire che non si trattava della solita lite familiare o trambusto causato da un elevato tasso alcolemico. Sul posto c’erano anche il comandante della stazione di corso Cairoli, Marco Orsolini, e il maggiore Luigi Scalingi, comandante della Compagnia di Reggio Emilia. I militari sono arrivati poco dopo le due del pomeriggio e sono rimasti fin dopo le nove. È in quel momento che il corpo di Iazzetta è stato portato via dalla Croce Verde, a disposizione del magistrato di turno, Valentina Salvi. Un epilogo tragico dopo una vita tribolata.

I vicini, senza sapere ancora cosa fosse accaduto ma presagendo il peggio, hanno raccontato di come Iazzetta fosse sprofondato negli ultimi anni in uno stato depressivo, e di come spesso si rifugiasse nell’alcol. Nel 2004 aveva sposato una donna, una 43enne originaria di Bari, da cui ha avuto una figlia. Quando la bambina era ancora piccola sono iniziati i contrasti tra i due, sfociati poi nel divorzio, con tanto di denunce ai servizi sociali e comparse in tribunale. Alla fine Iazzetta è riuscito a ottenere la casa, quell’appartamento al primo piano del civico 3 di via Stalingrado, in cui ieri è stato trovato senza vita.

Nella casa dai muri scrostati, con finestre sigillate e altre che non sembrano nemmeno avere gli infissi, vivono quattro o cinque famiglie. I carabinieri hanno ascoltato le testimonianze di chi era in casa, oltre ovviamente al vicino che per primo si è preoccupato di Iazzetta, non vedendolo da giorni, e l’ha trovato sfigurato dalla furia di qualcuno di cui ancora non si conosce il nome.

Nessuno ha sentito niente, nessuno ha visto niente. Sono state solo le pattuglie dei carabinieri e gli investigatori con le tute bianche che salivano e scendevano le scale, con attrezzi e luci per i rilievi, ad attirare l’attenzione dei passanti e a fermare chi voleva entrare nell’androne e raggiungere la propria abitazione. Un attimo solo, poi la vita ha ripreso il suo corso: i negozianti hanno chiuso bottega, i condomini si sono messi a tavola, qualcuno è anche uscito per andare a cena fuori. —

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