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Saman tradita dalla madre: «Torna a casa, faremo come dici tu»

Sms della madre per far tornare a casa la ragazza dopo la sua collocazione nella residenza protetta. «Stiamo morendo» le scrive, ma per la procura era solo un’esca

NOVELLARA  «Ti prego fatti sentire, torna a casa». È l’esortazione accorata di una madre che non vede più la figlia. In questo caso, però, secondo la procura di Reggio Emilia non si trattava di un semplice appello bensì di un’insidiosa esca lanciata a Saman Abbas dalla madre per farla cadere, poi, in una trappola mortale. Un’esca come altre alle quali Saman avrebbe poi abboccato senza sapere che quel gesto di pacificazione avrebbe sancito invece la sua terribile fine.

Il messaggio, infatti, era quello inviato alla 18enne dalla madre, Nazia Shaheen (48 anni) nel dicembre scorso, quando Saman era stata messa in una casa protetta nel Bolognese dopo aver denunciato i genitori che la volevano costringere a sposare un connazionale pachistano che lei non voleva. Una figlia “ribelle”, che voleva vivere la sua vita potendo continuare a studiare e frequentare secondo quello che le dicevano la sua testa e il suo cuore, non quello dei genitori.

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Un motto divenuto un’onta evidentemente per la famiglia Abbas, a capo peraltro di una piccola comunità di braccianti pachistani che lavorano attorno a Novellara, per i quali il padre era un punto di riferimento, come raccontano da più parti in paese.

LA TRAPPOLA L’esca lanciata dalla madre avrebbe condotto Saman al suo delitto. Per gli inquirenti la ragazza è stata uccisa la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio, soffocata dallo zio Danish Hasnain (31 anni) – lo ipotizza il fratello agli inquirenti – con il placet della madre e del padre, Shabbar Abbas (45 anni), fuggiti poi in aereo verso il Pakistan.

Per portare a termine quel piano diabolico, però, gli inquirenti mettono in fila gli avvenimenti che riguardano le turbolenze che da oltre un anno avevano squassato l’equilibrio degli Abbas. Al centro c’era sempre Saman, che non voleva vivere imbrigliata dalle leggi retrograde della sua famiglia. Era arrivata infatti a denunciare i suoi genitori, facendo scattare poi il suo allontanamento. Era stata collocata in una casa protetta quando era ancora minorenne, dopo la denuncia del 27 ottobre dell’anno scorso, in forza di un intervento urgente da parte della procura dei minori di Bologna.

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IL CONTATTO  I magistrati avevano quindi ascoltato la sua richiesta di aiuto, già testimoniata da Saman ai servizi sociali perché non condivideva il progetto della famiglia, che l’aveva promessa in sposa a un cugino in Pakistan. È proprio in quel frangente, mentre è distante da casa, che la madre – pur non potendo, visto il provvedimento del tribunale dei minori – la contatta. Saman ha quindi a disposizione un cellulare. Anche la madre ne ha uno e le scrive almeno un messaggio con il quale cerca di convincere la figlia dello stato di prostrazione dei suoi genitori. «Ti prego, fatti sentire – scrive Nazia alla figlia Saman –. Torna a casa». Un richiamo che poi prosegue. «Stiamo morendo – scrive ancora la madre – torna, faremo come ci dirai tu». È quest’ultima frase che coglie l’attenzione della procura. Vorrebbe far intendere che i genitori hanno deciso di dargliela vinta, di far finalmente vivere Saman come voleva lei, libera e senza costrizioni. Probabilmente un sogno agli occhi della ragazza, che però tiene duro ancora per un po’, forse nel dubbio che quella conclusione non fosse solo il frutto della disperazione ma un tranello ordito magari con il primo.

Anche per gli inquirenti è solo un abbaglio perché la priorità per gli Abbas è riportare a casa quella ragazza, strapparla dalla tutela del tribunale e dei servizi sociali. Non per accudirla, diranno poi dalla procura, ma per farla uccidere.

LA RESA  E così farà Saman: dopo alcuni mesi decide di tornare in quella casa che le era ostile, a Novellara, anche se in realtà il ritorno sarebbe servito per cercare di riavere i suoi documenti che erano rimasti al padre. Siamo nell’aprile 2021, Saman scappa dalla comunità protetta dove era stata collocata. Torna a casa nonostante le fosse stato sconsigliato. Da lì la ragazza si muove su un piano inclinato. I servizi sociali di Novellara vengono informati e a loro volta il 20 aprile comunicano la fuga della ragazzina ai carabinieri della stazione del paese. Il 22 aprile i militari vanno a casa della ragazza, la vedono e usano un pretesto per portarla in caserma per poterle parlare senza occhi indiscreti.

Poi lei torna a casa dai genitori, ma da lì parte una richiesta per un nuovo collocamento in una casa protetta e alla procura una richiesta per poter perquisire la casa per recuperare il passaporto di Saman. I servizi sociali comunicano che il posto libero per Saman ci sarà dal 3 maggio ma nel frattempo la ragazza sarebbe stata brutalmente uccisa e sepolta nella campagne di Novellara, attorno all’azienda agricola “Le Valli” dove lavoravano il padre della ragazza, lo zio e due cugini, accusati ora del delitto insieme a Nazia. Le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola riprendono gli ultimi momenti di vita dell’adolescente, mentre esce di casa. Poco prima era uscita di casa con il padre e la madre, con i quali si addentra nella campagna. È l’ultimo documento con Saman in vita. —

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