Bagnolo, Campari dona il canile ai volontari: «Il sogno di Marta così andrà avanti»

Sergio Campari

Con la moglie aveva comprato e creato il rifugio nel 2006. «Quanti animali salvati in tutti questi anni insieme»



BAGNOLO. Quella di Sergio Campari è una vita, tutta quanta, all’insegna del volontariato. Siano le persone, attraverso l’Auser locale dove svolge il suo ruolo sempre risolutivo e scrupoloso al Cup, siano gli animali. È stato lui, con l’amata moglie Marta Panciroli, a fondare il canile di San Tomaso. Sulla soglia degli 80 anni compie un altro gesto per gli altri e per gli animali, di quelli che lasciano il segno e che attestano una volta in più, se mai ce ne fosse bisogno, quanto è grande la sua generosità: ha donato il canile all’associazione di volontari che da anni lo gestiscono.

Il canile "Amici di Marta" dall'alto


Già. Perché il rifugio “Gli amici di Marta” – non a caso dedicato alla donna con cui ha passato tutta la vita, fino a quando purtroppo lei è scomparsa nel 2010 – non è una struttura pubblica, ma un canile che Sergio e Marta hanno realizzato pagando di tasca propria, ma che negli anni è diventato un prezioso punto di riferimento anche per i Comuni. E continuerà a esserlo, grazie a una donazione che in qualche modo lo mette al riparo da tutto.

Come è iniziato tutto?

«È iniziato a Pratofontana nel 1983, grazie alla signora Negri di Reggio che ci mise a disposizione una casa colonica: li creammo il primo canile Enpa in provincia di Reggio Emilia. Ma già da prima, io e la Marta, raccoglievamo i cani per strada. All’epoca non c’era neanche il canile di Reggio. La gente ci prendeva in giro, ma noi abbiamo continuato a farlo. Dicevano che c’erano anche i bambini da aiutare, ma noi aiutavamo anche quelli...».

Come si è arrivati a Bagnolo?

«Quando la signora ha venduto, abbiamo dovuto trovare una nuova collocazione. La Marta si è data da fare e ha trovato questo posto. Ci è costato 120 milioni di lire: 60 milioni erano tutti i nostri risparmi, per gli altri abbiamo fatto un mutuo. Lo abbiamo pagato piano piano. Ma potevamo contare sulla professoressa Maria Loffredo, che era una insegnate collega di Marta, che ha messo a disposizione la somma per costruire il canile».

Tutto è nato come una iniziativa di voi due, come coppia e famiglia. Poi come ha risposto la comunità?

«Si sono avvicinati tanti volontari. Era il 2006 quando abbiamo aperto. In maggioranza erano donne. Oggi qui ci sono ancora volontarie che erano con noi già dalla struttura di Pratofontana».

Adesso, ha deciso di fare un gesto davvero grande: donarlo a questo gruppo di volontari.

«Con un atto notarile, il canile passa dalla mia proprietà all’associazione. Questo per dare sicurezza al gruppo di volontari e naturalmente anche agli “ospiti”, ai cani. Mi sono dimesso da presidente dell’associazione, e mi hanno nominato presidente onorario. È giusto passare la palla alla nuova generazione; che siano loro a gestire il futuro di questo canile».

In tutti questi anni, chissà quanti cani avete aiutato.

«Abbiamo salvato migliaia di cani. Pensi che la Marta ha tenuto tutto, ho i registri dei cani che abbiamo soccorso dal 1983 a oggi. Ci si potrebbe fare un libro con tutte le storie, anche spiacevoli, che abbiamo visto. Ma ci sono anche tanti lieto fine. Qui per i cani noi facciamo il massimo, basta un colpo di tosse che arriva subito il veterinario. In tanti anni, abbiamo accolto tanti cani abbandonati, alcuni davvero in pessime condizioni, mamme con i cuccioli, ma a volte anche abbandoni con messaggi di scuse...».

Marta Panciroli


Il canile è stato dedicato a sua moglie. In qualche modo è come se fosse ancora qui.

«Sì, tutti la ricordano. E porterò qui anche le sue ceneri. Era quello che voleva, le metterò nel roseto, ora avrò tempo di prendermene cura. Lei era un’insegnate, nel tempo libero si occupava dei cani. Con la pensione, si è dedicata ancor più a loro. C’è una foto che mi piace guardare: c’è lei nella neve con cinque lupi che la seguono. Nessuno mai le si è rivoltato per morderla».

Cosa augura al canile che ha fondato?

«Di proseguire così e di migliorare ancora». —

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