«Per vincere la mafia puntiamo sul lavoro»

La proposta del segretario generale «È la base di una cultura della legalità»

REGGIO EMILIA. Un nuovo osservatorio «per analizzare e sconfiggere le mafie nel nome di un lavoro pulito. Noi pensiamo che sia necessario combattere anche la precarietà, perché uno degli elementi di fondo per costruire una cultura che davvero faccia della legalità un elemento centrale è affermare il lavoro come diritto». Lo ha dichiarato Maurizio Landini, il reggiano segretario generale della Cgil, che ha tenuto a battesimo, seppur in collegamento online, la nascita di “Law”, non a caso “legge”.

L’Osservatorio della Cgil Emilia-Romagna contro le attività della criminalità organizzata “parla” reggiano per parecchi aspetti e ha le sue radici nel maxiprocesso Aemilia. Law – che si è dotato di un comitato scientifico composto da giuristi, avvocati, docenti universitari, studenti, sindacalisti, giornalisti e mondo associativo – nell’atto costitutivo persegue «lo scopo di rendere sempre più cogente e qualificata la propria attività di promozione della legalità, sempre connessa alla giustizia sociale, di contrasto ai fenomeni di criminalità organizzata, in particolare di stampo mafioso. Le ragioni profonde di questa scelta sono scolpite nelle motivazioni della sentenza della Corte di Cassazione sul processo Aemilia, che lega indissolubilmente le finalità dell’azione sindacale alla tutela delle libertà individuali e dei diritti primari dei lavoratori».


Tra gli ambiti di intervento dichiarati:il contrasto alla criminalità organizzata in tutti i settori economici e nell’ambito sociale; il contrasto a ogni forma di sfruttamento del lavoro; anti-corruzione nella pubblica amministrazione; salvaguardia dei diritti dei lavoratori nel sistema degli appalti pubblici e privati, con particolare riferimento al fenomeno delle false cooperative e false srl; la lotta alla criminalità ambientale; attività anti-usura e anti-racket; contrasto all’evasione fiscale; sviluppo di politiche e iniziative finalizzate al recupero e destinazione a fini sociali dei beni sequestrati e confiscati alle mafie; salvaguardia e tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate alle mafie.

“Law” è stato presentato, insieme alla prima edizione del “Rapporto sulla legalità, i diritti e il lavoro”, nel corso della tavola rotonda svoltasi a Bologna. All’incontro, moderato dal giornalista reggiano Paolo Bonacini, hanno partecipato l’ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia Rosy Bindi, la vicepresidente della Regione Elly Schlein, il segretario regionale del sindacato Luigi Giove, il segretario nazionale Maurizio Landini, l’avvocato e presidente onorario del neonato osservatorio Libero Mancuso e il procuratore capo di Bologna Giuseppe Amato. Tutti i relatori hanno concordato sulla necessità di non abbassare la guardia per combattere i tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata, soprattutto ora che sono in arrivo i fondi del piano nazionale di ripartenza e resilienza. L’intervento d’onore è spettato a Landini, secondo il quale «si sta aprendo in questi anni una quantità di investimenti in tutto il Paese, serve il massimo di attenzione e di riconoscimento di tutti i soggetti. Costruire sul territorio antenne e sensibilità è un punto decisivo».

Il mondo sindacale, secondo Landini, deve assumere il lavoro come una battaglia centrale. «Il lavoro come diritto vuol dire che uno non può essere povero lavorando, che c’è troppa precarietà che si è affermata sostanzialmente in questi anni e molto spesso è venuta avanti anche una legislazione che favorendo i processi di appalto, di subappalto, le finte cooperative, ha in un qualche modo fatto da copertura a una deriva che purtroppo abbiamo visto quali conseguenze può avere». Il costituirsi parte civile in tutti processi per mafia, come è stato fatto in Emilia-Romagna, «permette trasparenza e conoscenza, significa dal punto di vista sindacale avere una coerenza rispetto alla nostra azione sul piano contrattuale e legislativo. Stiamo pensando a lanciare una strategia della Cgil che nei prossimi anni metta al centro la cultura della legalità, che introduca un “filo della legalità”. Credo davvero che il contributo che oggi viene dall’Emilia-Romagna abbia un valore nazionale e indichi una concreta modalità di sconfiggere la mafia e di ricostruire il tessuto di solidarietà anche laddove sono avvenute infiltrazioni. Un “manifesto della legalità” – conclude Landini – fondato sulla giustizia sociale: vogliamo che diventi un pezzo della strategia del nostro operato e del mondo del lavoro». —

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