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Fuga in taxi dei genitori dopo la morte di Saman

Al centro Saman con accanto i genitori fuggiti in Pakistan

Hanno preso una taxi partito da Novellara. La madre andò a Guastalla per il tampone

NOVELLARA. Una pianificazione da brividi. Perché tutte le mosse della famiglia Abbas portano inesorabilmente verso la notte fra il 30 aprile e il primo maggio, quando filmati e parole del fratello di Saman “dicono” che i genitori “consegnano” la 18enne allo zio (fiancheggiato da due cugini) che poi la strangola e fa sparire il cadavere. Ne sono più che convinti gli inquirenti – cioè i carabinieri coordinati dalla pm Laura Galli – e l’accusa di omicidio premeditato affonda le radici in una serie di fatti avvenuti nel giro di quattro giorni.

IL PIACERE ALLO ZIO


Partiamo dal 28 aprile, quando il nipote 35enne pensa semplicemente di fare un piacere ai parenti e va ad acquistare il biglietto aereo (solo andata, direzione Pakistan) per la zia Nazia Shaheen, moglie di Shabbar Abbas (sono i due genitori della giovane scomparsa nel nulla). L’acquisto avviene in un’agenzia indiana a Novellara, dove il giorno dopo (cioè il 29 aprile) si reca un altro parente per comprare lo stesso biglietto aereo per Shabbar. La partenza sarà il primo maggio alla Malpensa per entrambi, cioè con un volo Covid-tested che richiede la certificazione che attesti l’esito negativo di un tampone molecolare o antigenico, effettuato non oltre le 48 che precedono l’imbarco.

IL NODO TAMPONI

Ma c’è organizzazione anche per questo scoglio. La moglie ha la prenotazione, tramite il medico di base, per la mattina del 30 aprile al drive-in collocato nel parcheggio dell’ospedale di Guastalla. Ci si va in auto (chi l’ha accompagnata?) e alle nove e un quarto ha già fatto il tampone. E il marito? Potrebbe aver fatto il tampone a pagamento in qualche struttura.

LA TRASFERTA IN TAXI

Sta di fatto che il primo maggio, con alle spalle una nottata da incubo, marito e moglie salgono su un taxi a Novellara per dirigersi verso Malpensa. Il taxista è un privato che fa abitualmente questi servizi. Non sa nulla, fa solo il suo lavoro oltretutto ben remunerato vista la distanza da coprire. La pianificazione sembra prendere sempre più corpo per gli inquirenti. La scelta del taxi li solleva dal richiedere passaggi ad altre persone, anche se resta un punto al vaglio per poter chiarire con precisione spostamenti e orari della fuga da Novellara.

LA COPPIA IN AEROPORTO

A Novellara è rimasto solo un cugino di Saman, ultimo parente stretto della famiglia ancora presente nella Bassa. È lui che ha acquistato uno dei biglietti dell’aereo per i genitori della ragazza. Si tratta di due posti su due voli della Qatar Airways con partenza il primo maggio alle 9.40 con partenza da Malpensa. Nazia e Shabbar vengono immortalati dalle telecamere, come confermano le immagini diventate pubbliche in questi giorni. Si vede la coppia che si ferma per l’identificazione. Shabbar si toglie la mascherine davanti alla guardia. Poi con un gesto cerca di far tirare giù la mascherina alla moglie, che poi fa da sola e sembra sorridere. Poi passano insieme il varco e si imbarcano, lasciandosi indietro la terra nella quale hanno vissuto per lungo tempo e una scia di mistero legato alla scomparsa della figlia.

LO SCALO IN QATAR

L’arrivo del primo volo è a Doha, in Qatar, per uno scalo. Sono 5 ore e 50 di volo, con arrivo alle 16.30 del primo maggio. Poi la ripartenza da Doha è fissata alle 20.30 con arrivo all’aeroporto di Sialkot, nella punta estrema del Pakistan, nella zona del Punjab, al confine con l’India. Altre 3 ore e 40 di volo. Biglietti da circa 300 euro l’uno circa vista la bassa stagione, che allontanano i genitori dal possibile luogo del delitto della figlia Saman, sul quale si continua a indagare allargando le verifiche su possibili appoggi o complicità.

LA ROGATORIA

L’attesa, ora, è quella della rogatoria internazionale, che potrebbe partire su richiesta della procura di Reggio Emilia per poter richiedere l’espatrio dei genitori di Saman vista l’accusa pendente per omicidio che li vede indagati insieme agli altri tre parenti. La stessa Farnesina però ha precisato che nessun contatto è finora intercorso con l’Ambasciata del Pakistan in Italia in quanto «non sussistono capacità di iniziativa autonoma del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale in materia di collaborazione giudiziaria internazionale». «La Farnesina – si legge in una nota – assicurerà come sempre ogni utile assistenza alle competenti Autorità giudiziarie italiane che stanno attualmente svolgendo le necessarie indagini e a cui spetta il potere decisionale in materia di collaborazione giudiziaria». Al di là della condanna del ministero contro «la pratica dei matrimoni forzati che costituiscono una grave violazione dei diritti umani», non può fare altro. Serve una richiesta specifica, salvo mancare accordi bilaterali in merito tra Italia e Pakistan, che rendono la strada alquanto impervia. —

Tiziano Soresina

Enrico Lorenzo Tidona

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