Denuncia il padre: «Voleva soffocarmi» Ma poi ritratta e lui viene assolto

Figlia adolescente racconta violenze che la madre sconfessa Chiesti due anni di pena ma per il giudice il fatto non sussiste

REGGIO EMILIA. Ha raccontato alle compagne di classe di aver subito aggressioni fisiche da parte del padre. Un professore ha sentito la confessione di quell’alunna adolescente e l’ha portata allo sportello d’ascolto dove la ragazza ha raccontato allo psicologo che il padre era spesso violento e faceva uso di alcol. Una mattina, a colazione, avrebbe addirittura tentato di soffocarla afferrandola per il collo. In altre occasione l’uomo avrebbe insultato e picchiato anche la madre. Un quadro famigliare inquietante che ha portato all’apertura di un’indagine per i fatti avvenuti nel 2015 a Reggio Emilia. Il padre, 50 anni, difeso dall’avvocato Ernesto D’Andrea è stato infatti indagato per violenza e maltrattamento avvenuti tra le mura domestiche ai danni della figlia più grande e della moglie. Tutti fatti segnalati dall’adolescente in ambito scolastico, fino ai servizi sociali e alla procura.

Una vicenda poi smontata davanti al giudice, anche sulla base di una parziale ritrattazione della ragazza e la sconfessione della madre, che ha portato all’assoluzione piena del padre decretata dal giudice Dario De Luca.


Il sostituto procuratore Maria Rita Pantani, al termine del processo celebrato con rito abbreviato, ha chiesto una condanna a due anni senza sospensione della pena. La figlia aveva sostenuto che il padre picchiava e maltrattava la moglie e le figlie, in particolar modo quella più grande all’epoca ancora adolescente. L’uomo, secondo i racconti raccolti dai servizi sociali, era solito insultare anche la madre per sottolineare che non capiva nulla, aggiungendo poi alle parole anche le percosse e definendola una «deficiente». Poi, nel 2017, la ragazzina è stata riconvocata e così la madre. La giovane in parte ritratta lasciando dei dubbi sull’atteggiamento del padre, affermando che in realtà non l’aveva mai picchiata e che alle volte andava sopra le righe quando beveva qualche bicchiere di troppo. Aveva però confermato che c’era stato un maltrattamento psicologico nei confronti della madre tra offese e umiliazioni.

Peccato che la madre stessa, una volta interrogata, abbia smentito tutto dicendo di non essere stata mai picchiata né offesa dal marito: «Posso dire con certezza che non ha mai sfiorato le nostre figlie» ha detto ai carabinieri.

Da lì la richiesta di giudizio abbreviato con agli atti anche le dichiarazioni del pediatra e del medico di base che affermavano di non aver mai ravvisato problemi o ripercussioni né fisiche né psicologiche. Da qui la richiesta di assoluzione da parte di D’Andrea, accolta infine dal giudice e che ha messo una pietra sopra a una vicenda famigliare risolta sotto il profilo giudiziario a 5 anni dai fatti denunciati. —

Enrico Lorenzo Tidona

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