«Addio al dottore che ha dato tutto se stesso agli altri»

CASTELNOVO MONTI. Ha dato tutto se stesso per gli altri, per gli ammalati, per i sofferenti, per gli anziani, ma anche per i giovani quando era medico sociale dell’Ac Montagna. Con queste parole si potrebbe condensare l’omelia pronunciata da don Marco Lucenti, vice parroco di Castelnovo Monti, nel ricordare la figura di Rinaldo Triglia, il responsabile del pronto soccorso dell’ospedale Sant’Anna, di cui sono stati celebrati i funerali ieri nella chiesa della Resurrezione. Rinaldo Triglia è morto giovedì scorso dopo un malore che lo aveva colto alcuni giorni fa. Aveva 65 anni ed era molto conosciuto.

A partecipare alle sequie molti medici, infermieri, operatrici socio-sanitarie, funzionari ed impiegati amministrativi dell’ Ausl, ma anche tanta gente comune che ha voluto dare l’ultimo saluto al “dottore”, quello che bonariamente era definito: il “dottore di tutti”.


All’interno della chiesa, opportunamente distanziati, molti volontari delle delegazioni montane della Croce Rossa Italiana, delle pubbliche assistenze (Croce Verde Castelnovo Monti e Vetto, Alto Appennino, Villa Minozzo), mentre fra le prime fila dei banchi i vertici del distretto sanitario, il sindaco Enrico Bini, diversi assessori di giunta e consiglieri comunali.

Una cerimonia partecipata anche all’esterno, dove le tante persone hanno potuto assistere alle esequie per stringersi attorno alla famiglia, la moglie Mariangela e il figlio Gianluca.

Presenti anche i rappresentanti di tutte le forze di polizia che al passaggio del feretro hanno rivolto il saluto militare.

Al termine del rito funebre, è stato l’assessore comunale Giorgio Severi a ricordare spontaneamente le tante iniziative di Triglia, a cominciare dal suo mandato di presidente al circolo sociale di Costa de’ Grassi, un modo per stare in mezzo alla sua gente.

Sono poi stati tanti gli amici, i conoscenti ed i colleghi di lavoro che hanno voluto salutare i familiari di Triglia, il cui feretro – all’uscita dalla chiesa – è stato accolto ed accompagnato da un lungo ed interminabile applauso giunto come un “grazie” da parte di tutti i residenti dell’ Appennino. —

Roberto Rocchi

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