Saman, il cugino parla per sei ore con il legale. Questa mattina l’interrogatorio in carcere

Il 28enne è in isolamento, sarà difeso dagli avvocati Scarcella e Bucchi: «Necessario il lungo incontro, il giovane è provato»

NOVELLARA. Sono momenti di grande tensione per chi difende Ikram Ijaz, il cugino 28enne della giovane pakistana Saman Abbas, sparita dal 30 aprile scorso.

Per gli inquirenti la 18enne è stata uccisa, pagando con la vita l’essersi rifiutata di sposare un altro cugino in Pakistan nel più classico dei matrimoni combinati. E proprio Ijaz – estradato mercoledì mattina dalla Francia e giunto nel tardo pomeriggio al carcere della Pulce – è fra i cinque familiari accusati, in concorso, di omicidio premeditato con l’aggravante dei futili motivi.


L’avvocato difensore Luigi Scarcella – che dalle prossime ore sarà affiancato dal collega di studio Noris Bucchi – fra mercoledì e ieri ha incontrato due volte in carcere il suo assistito. Per poco più di un’ora mercoledì sera: una prima presa di contatto che si è rivelata piuttosto faticosa, un po’ per la lingua (il 28enne parla il punjabi, poco l’inglese e ancor meno l’italiano) ma soprattutto per lo stato d’animo dell’arrestato, che è in isolamento.

Ieri pomeriggio, invece, sempre l’avvocato Scarcella, con l’aiuto di una interprete, ha avuto un colloquio-fiume di circa sei ore, molto articolato. L’obiettivo: capire esattamente la posizione dell’indagato, per costruire la strategia difensiva nell’interrogatorio di garanzia che si terrà stamattina davanti al gip Luca Ramponi. Molto abbottonato con i giornalisti – ieri sera – il difensore all’uscita dalla Pulce: «Ho avuto un lungo incontro con il mio assistito. Come sta? È provato. L’interrogatorio? No comment». Un argine difensivo che lascia nel dubbio su come verrà affrontato l’interrogatorio di garanzia: Ikram Ijaz si difenderà a spada tratta dando la propria versione dei fatti, oppure si avvarrà della facoltà di non rispondere? Vedremo.

Sullo sfondo, quindi, rimane solo l’esito in Francia – il 2 giugno – del passaggio giudiziario davanti alla Corte d’appello a Nimes, dopo che era stato bloccato il 29 maggio su un autobus mentre cercava (con documenti non in regola) di raggiungere Barcellona. Il giovane si è dichiarato innocente, come ha spiegato il legale d’ufficio francese dopo l’udienza: «È venuto in Francia qualche settimana fa per trovare un lavoro e una vita migliore. Poi ha appreso del decesso di un membro della sua famiglia, ma il mio assistito afferma di non c’entrare con questa morte». Contro Ijaz ci sono alcuni aspetti non secondari di questa storia. Lui compare nel filmato (con lo zio della ragazza e un altro cugino) della sera del 29 aprile che è registrato dalle telecamere dell’azienda agricola “Le Valli”: il trio appare armato di pale, piede di porco e un attrezzo non identificato, oltre ad un secchio e un sacco azzurro. Si dirigono verso i campi per rientrare due ore dopo: per la pm Laura Galli, è la preparazione di una sepoltura in vista del delitto che avverrà alcune ore dopo. Poi la precipitosa fuga all’estero che non depone certo a suo favore. E a tutto ciò vanno aggiunte le parole del fratello 16enne di Saman, che ritiene fosse insieme agli altri due indagati prima citati anche quando la ragazza venne “consegnata” dai genitori ai tre familiari nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio. Da allora solo fughe e un corpo che non si trova. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA