’Ndrangheta in Veneto La pm chiede 18 anni per Sergio Bolognino

padova. È la condanna più dura quella richiesta dalla pm Paola Tonini (della Dda di Venezia) per il 52enne Sergio Bolognino (fratello del boss Michele Bolognino, condannato nell’appello di Aemilia).

Diciotto anni di carcere richiesti in Camaleonte, il processo alla ’ndrangheta emiliana esportata in Veneto.


Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il clan Bolognino era l’avamposto ’ndranghetista in terra veneta, affiliato al potente clan Grande Aracri. Ecco le altre richieste: 13 anni per il “picchiatore” Antonio Genesio Mangone, 8 anni per i “collaboratori” calabresi Francesco Agostino e Stefano Marzano, 5 anni e 6 mesi per l’imprenditore Luca De Zanetti e 5 anni e 4 mesi per il collega Emanuel Levorato, inoltre 8 anni per l’imprenditore Antonio Gnesotto. Solo il calabrese Antonio Carvelli merita l’assoluzione secondo la pm antimafia.

Per Bolognino e Mangone l’imputazione più pesante: associazione mafiosa. Tutti sono chiamati a rispondere di estorsioni tentate e consumate. Bolognino deve rispondere anche di usura, lesioni e violenza privata.

«Le regole criminali al Nord sono profondamente diverse da quelle del Sud. La criminalità organizzata calabrese – ricostruisce la pm Tonini, depositando poi una corposa requisitoria scritta – nel nostro territorio opera illegalmente con assoluta prevalenza nel settore economico-imprenditorile nel quale si insinua dapprima allacciando rapporti amicali, quindi imponendosi con condotte che divengono via via sempre più minacciose e poi violente». Il magistrato antimafia colloca l’arrivo del clan Bolognino intorno al 2008, con un’operatività partita da Vicenza, per poi allargarsi al Padovano e al Veneziano.

Da venerdì partono le arringhe difensive. —

T.S.

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