L’allarme delle Regioni: ancora troppi no vax

ROMA. «La campagna vaccinale viaggia spedita verso le 40 milioni di somministrazioni, quasi il 25 per cento della popolazione è stata immunizzata, ma all’orizzonte si intravede un problema. A indicarlo è il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che da un lato assicura che le Regioni sono «pronte a partire» sul fronte terze dosi («manca però un dato fondamentale: quando e che tipo di vaccino bisogna usare, c’è un dibattito scientifico in corso»), e dall’altro dichiara però che bisogna essere consapevoli che l’Italia presto si troverà di fronte a uno «scalino» su cui rischia di inciampare.

Per il presidente della Conferenza delle Regioni, infatti, il nodo non sarà più rappresentato dalla mancanza di dosi o dall’organizzazione nelle somministrazioni, bensì da una carenza di persone da inserire nelle agende di prenotazione. «C’è una fetta di popolazione, penso minoritaria, che non vuole vaccinarsi. E una fetta non trascurabile che è incerta e ha paura» spiega Fedriga, sottolineando l’importanza a questo punto di una campagna di informazione «molto chiara» da parte dello Stato che metta in evidenza «le verità scientifiche» rispetto alle fake news che circolano anche sui social.


Informare da un lato, quindi, e incentivare dall’altro. Lo suggerisce Letizia Moratti, vicepresidente della Regione Lombardia, spiegando che «la salute è un bene pubblico ma anche individuale, è difficile pensare a un obbligo vaccinale, meglio incentivi e disincentivi. Per esempio il green pass è grande incentivo perché in Europa si potrà viaggiare avendo fatto il vaccino».

Il vero problema con cui fare i conti quindi non tanto è il richiamo in vacanza, di cui si continua a discutere, quanto riuscire a convincere gli indecisi, i timorosi, oltre a chi rifiuta l’inoculazione del siero. Anche per questo il ministro della Salute Roberto Speranza non si stanca di ripetere che i sieri sono sicuri e che è fondamentale vaccinare anche i 12-16enni, in vista della riapertura delle scuole.

«Bisogna fare in modo - avverte Fedriga - che ci sia una forte testimonianza scientifica che sia efficace nell’opinione pubblica perché altrimenti il rischio è di trovarci a settembre in una situazione critica dal punto di vista della tenuta degli ospedali e dell’aggravamento della malattia». Insomma, un allarme nel momento in cui sono partite le somministrazioni alle fasce più giovani della popolazione. —

Ronny Gasbarri