Elvis Abbruscato campione di solidarietà con l’associazione “Granello di Senape”

L’ex calciatore e allenatore degli Azzurri under 18: «Un lavoro di squadra per aiutare chi è in difficoltà e si sente solo»

REGGIO EMILIA. «Sono cresciuto per strada, mi ha salvato lo sport. Grazie al calcio mi sono sentito incluso e ho trovato amici». Elvis Abbruscato – che da calciatore ha esordito nella Reggiana in serie B per poi arrivare a giocare in serie A e con gli Azzurri under 20, e che ora allena la Nazionale italiana under 18 – parte dalla sua infanzia per raccontare un progetto più recente. Dal 23 luglio del 2020, infatti, è presidente dell’associazione “Granello di Senape”, nata con la volontà di sconfiggere la solitudine e aiutare chi è in difficoltà. «Si tratta di un lavoro di squadra – precisa subito – perché magari io ho avuto l’idea iniziale ma se non ci fossero i soci e i volontari, che hanno fatto e fanno molto più di me, non avremmo niente di cui parlare».

L’associazione è stata fondata alla fine del primo lockdown. Casuale?


«No, l’idea di fare qualcosa è nata proprio durante il lockdown, quando tra amici ci sentivamo con le videochiamate. Parlavamo del Covid, del fatto che non potessimo uscire, che non potessimo fare quello a cui eravamo abituati... poi abbiamo pensato che ci sono persone che sono sempre in questa condizione. Persone che non possono muoversi, non possono praticare sport, non arrivano alla fine del mese. Così abbiamo contattato il Comune, gli assistenti sociali e abbiamo cercato un modo per aiutare chi si trova emarginato dalla società a causa di problemi economici, linguistici e sociali».

Quali sono stati i primi passi della onlus?

«Abbiamo cominciato con i pacchi alimentari e le raccolte nei centri commerciali. È stato l’inizio di una conoscenza. Da un piccolo magazzino, autofinanziato, ci siamo presto allargati perché le richieste di aiuto cadevano a pioggia. All’inizio gli assistenti sociali del Polo ovest, con cui abbiamo collaborato da subito, ci hanno assegnato sei famiglie, adesso a nostro carico ce ne sono 12, e sono destinate ad aumentare».

Così come le attività dell’associazione.

«Sì, abbiamo organizzato il dopo-scuola per bambini (gratuito per le famiglie in difficoltà) che partirà in luglio, laboratori di cucina, musica, arte e stiamo organizzando attività inerenti alla street art, compresi gli sport di strada. Il 29 maggio abbiamo inaugurato la nostra sede in via Piccard 18, interno 13, e speriamo che possa diventare un centro di ritrovo, un punto di riferimento per i giovani e le loro famiglie. Alla base del nostro progetto, infatti, c’è l’ascolto. L’obiettivo è alleviare la sensazione di solitudine, di povertà ed emarginazione che si è intensificata in quest’ultimo anno a causa del Covid e portare bambini, ragazzi e adulti a una integrazione sociale vera, facendo emergere il valore e le capacità di ognuno. Si capisce dal nostro motto: ionontilasciodasolo».

Chi c’è nella sua squadra?

«Tra soci e volontari, tutti più o meno giovani, siamo una quarantina. Ognuno ha una competenza: ci sono educatori, infermieri, allenatori, ingegneri informatici... e poi le famiglie che ci aiutano e sostengono».

Come mai il nome “Granello di Senape”?

«Perché, come si legge in una parabola della Bibbia, il seme di senape è piccolo ma poi dà vita a una pianta grande e bellissima. Anche noi siamo partiti con poco e quasi di nascosto, ma stare sotto il terreno ci ha permesso di sondarlo e far germogliare le radici. Ora è tutto in divenire: saranno il tempo e il contesto a dirci dove e come ramificarci». —

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