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“Umarell” di tutte le età incantati davanti ai reperti trovati davanti ai Leoni

Piazza San Prospero presa d’assalto da tantissimi reggiani incuriositi. La soluzione per il mosaico ritrovato? «Basta metterci sopra un plexiglass»

REGGIO EMILIA. Anche i giovani si sono riscoperti degli umarell e, complici gli scavi in piazza San Prospero, almeno per un giorno anziani e giovani sono diventati esperti archeologi. Ieri, unico giorno di apertura al pubblico del cantiere che ha riportato alla luce un mosaico risalente all’età imperiale di epoca romana e una tomba contenente resti umani risalente al Tardo Antico-Alto Medioevo, in piazza San Prospero è stato un continuo via vai di persone.

I reggiani doc ma non solo loro, spesso accompagnati dai figli e dai nipoti, si sono soffermati a lungo a osservare e a commentare, con dovizia di particolari, i reperti riportati alla luce nel corso dei lavori preparatori alla pavimentazione e alla riqualificazione di uno dei luoghi più cari ai nostri concittadini. E va detto che ha fatto bene chi in gran parte si è recato apposta, quasi in gita turistica, nel salotto si Reggio per guardare e scattare foto ricordo, perché da oggi lo scavo di una decina di metri per lato lasciato aperto al pubblico sarà richiuso e nel giro di una settimana, una volta conclusi i lavori degli archeologi, sarà definitivamente ricoperto in attesa di deciderne il futuro.


Poi toccherà al Comune e alla Soprintendenza valutare se l’area potrà essere nuovamente resa visibile, come tutti i reggiani che ieri allungavano il collo per guardare gli archeologi al lavoro sperano accada.

Intanto è già stato deciso che tutta l’area interessata dagli scavi sarà ricoperta per consentire la prosecuzione dei lavori. Una decisione inevitabile, a detta degli stessi esperti, per consentire nel frattempo la conservazione dei reperti ritrovati.



Protagonisti involontari per un giorno in piazza San Prospero, non i banchi del mercato, ma Cecilia Pedrelli e Nicolò Donati, i due archeologi impegnati nel certosino lavoro di scavo per individuare eventuali altri reperti e che, per nulla disturbati dalla costante presenza del pubblico, hanno continuato a smuovere con attenzione centimetro per centimetro il terreno in direzione della chiesa di San Prospero. Una zona che potrebbe riservare altre scoperte interessanti. Ma non si andrà avanti ancora per molto.

Già ora i lavori di scavo sono andati ben oltre il progetto iniziale proprio a causa della scoperta del mosaico realizzato con piccolissime tessere di marmo bianco solcato da una striscia nera e che risulta ancora parzialmente coperto. Così come è molto probabile che vicino alla tomba in laterizio portata alla luce - e nella quale il corpo era stato adagiato con la testa ad ovest e la salma orientata ad est - ve ne siano altre e che gli scavi abbiano portato alla luce quello che nel Medioevo era il cimitero della chiesa di San Prospero.

Tra i tanti commenti colti al volo tra gli “spettatori” ci ha colpito quello di Gabriele, che dopo essersi qualificato come guida turistica dell’Associazione Città di Reggio che si occupa organizzare tour dei monumenti della Diocesi di reggiana, si è augurato che «gli scavi restino visibili perché per Reggio sarebbe una ricchezza da sfruttare e un momento importante per spiegare la storia e le origini della nostra città». Mentre per Gabriella «questi scavi ci ricordano che camminiamo su qualcosa di inaspettato. Quasi un libro di storia a cielo aperto», per poi aggiungere di invidiare tantissimo i due archeologi al lavoro. E c’era anche chi era impegnato fare fotografie per conto di un amico archeologo di Bologna che non è potuto venire di persona. «Gli servono – ha spiegato – per confrontare questo mosaico con quello conservato al Museo Diocesano e capire se risalgono allo stesso periodo». Per poi aggiungere: «Spero che gli scavi restino visibili». Non potevano mancare gli esperti che hanno già trovato la soluzione a tutto.

«Basta posizionare una lastra in plexiglass che non darebbe fastidio a nessuno, nemmeno ai banchi del mercato», sentenzia un settantenne azzimato mentre guarda i lavori assieme ad un gruppo di coetanei. Per gli archeologi invece uno scavo riportato alla luce per essere conservato richiede un costo rilevante sia per la realizzazione della struttura conservativa sia per la manutenzione.

Per evitare, come già accaduto anche a Reggio, che dopo pochi anni si debba ricoprire tutto. —

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