Saman, le ricerche dello zio e del cugino: «Pensiamo siano in Europa: Francia e Spagna attivate»

NOVELLARA. Vanno avanti le ricerche a Novellara del corpo di Saman Abbas. I carabinieri stanno procedendo con dei carotaggi del terreno, per agevolare da domani il lavoro dell'unità cinofila e l'intervento del magnetometro: uno strumento che serve a controllare la discontinuità del terreno. Se qualcuno ha scavato di recente, si vede.

Contestualmente, vanno avanti le ricerche a largo raggio dei due pakistani in fuga: lo zio Danish Hasnain e il cugino Nomanulhaq Nomanulhaq.

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«Pensiamo siano in Europa – rivela il procuratore capo reggente Isabella Chiesi – Vi è molta collaborazione con le autorità europee, Svizzera, Francia, Spagna e anche Gran Bretagna. Sanno chi devono cercare». I primi risultati ci sono stati, perché il cugino Ikram Ijaz in effetti è stato trovato e fermato a Nimes, nel sud della Francia, il 21 maggio, su un autobus di linea partito da Parigi e diretto a Barcellona. Si attende l’estradizione per farlo arrivare in Italia e poterlo interrogare: la speranza è che da parte sua ci sia piena collaborazione. «Se anche gli altri due sono in Francia, dove la polizia è molto pronta, credo che si possano trovare» afferma con convinzione Chiesi.

Che tutti i fuggitivi una volta lasciata Novellara si siano spostati in questa direzione lo conferma il controllo, datato 10 maggio della questura di Imperia, dello zio e del fratello minorenne della ragazza, quest’ultimo poi trattenuto in quanto senza documenti.

Il ragazzo è stato portato in una comunità di accoglienza, dove avrebbe iniziato a raccontare cosa è successo alla sorella. Lo zio invece è riuscito ad allontanarsi, probabilmente per seguire la strada del cugino Ikram Ijak.

Per gli investigatori, anche i due cugini hanno un ruolo cruciale in quanto è accaduto: non solo avrebbero aiutato lo zio di Saman nelle fasi “preparatorie” del delitto, ma avrebbero fattivamente collaborato a bloccare la giovane, quando i genitori l’hanno consegnata nelle mani dello zio. Per chi indaga, padre e madre sarebbero stati pronti a tutto, anche a farla uccidere, per punirla del suo allontanamento dai precetti della fede islamica e per quella ribellione alla vita che loro volevano per lei. —


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