Contenuto riservato agli abbonati

«Lo zio avrebbe ucciso tutta la famiglia»

Mistero a Novellara: il fratello di Saman, la 18enne scomparsa, parla di Danish Hasnain e della paura che incuteva. Per il gip, è un uomo violento pronto a tutto

NOVELLARA. Era arrivato a Novellara da circa due anni, Danish Hasnain. A quaranta giorni dalla sparizione di Saman Abbas – dalla sua uccisione, come sono convinti gli inquirenti – il corpo della ragazza non si trova, così come non c’è ancora traccia dell’uomo ritenuto dagli inquirenti l’esecutore dell’omicidio. Ma quale fosse la personalità del 33enne, per gli investigatori, è chiaro. «Un uomo violento e pronto a tutto», scrive il gip Luca Ramponi nell’ordinanza che dispone il suo arresto: anche a uccidere una ragazza di 18 anni, “colpevole” di volere per sé una vita lontana dai precetti dell’Islam e in contrasto con i voleri della sua famiglia.

Non risulta aver avuto precedenti problemi con la giustizia, Danish Hasnain. A Novellara, viveva in una cascina di via Cristoforo Colombo, a poche centinaia di metri rispetto alla cascina dell’azienda agricola dove risiede il fratello Shabbar con la moglie, il figlio e Saman. Nell’autunno dello scorso anno, la giovane decise di opporsi in maniera concreta al progetto di matrimonio forzato pensato per lei dalla famiglia, e denunciò i genitori, andando a vivere in una comunità.


Lo zio 33enne risulta essere arrivato in Italia da Istanbul, ma via terra. Che contatti aveva? Quale rete di relazioni? Il 5 maggio – 5 giorni dopo l’omicidio di Saman Abbas – era ancora nella cascina dei Bartoli, con il nipote. Li trovano qui i carabinieri di Novellara, che erano intervenuti per una perquisizione: il 21 aprile Saman Abbas si era rivolta a loro per denunciare un’altra volta i genitori, che non le volevano ridare i documenti. Perché fossero ancora nelle mani del padre, dopo che la ragazza era andata a vivere in comunità, non è ancora noto.

Il 10 maggio, però, zio e nipote (fratello di Saman) sono sicuramente a Imperia. Lo conferma un controllo della questura della città ligure. Danish Hasnain non viene fermato: evidentemente, al controllo in banca dati a suo nome non risultano pendenze. Il ragazzino invece è minorenne e non è accompagnato dai genitori, dunque viene fermato.

È la prima importante svolta nelle indagini per la sparizione di Saman Abbas. Perché il 16enne, una volta solo, decide di parlare e di dire che fine ha fatto la sorella. Quello che racconta conferma ciò che i carabinieri del Nucleo investigativo e della stazione di Novellara temevano: la ragazza è stata uccisa, dallo zio.

La condanna a morte sarebbe arrivata per via della sua condotta. «Nella nostra cultura, va bene quando una ragazza scappa di casa, ma quando smette di essere musulmana lei viene uccisa», sono alcuni dei terribili passaggi delle dichiarazioni rese dal ragazzo.

Sono pesanti come macigni, le sue dichiarazioni. Aprono uno squarcio su di un mondo che a Novellara è sempre rimasto chiuso dietro a quella porta rossa della cascina bianca in cui la famiglia Abbas viveva e su cui, oggi, è affisso il sigillo del tribunale. Una realtà dalla quale Saman aveva deciso da tempo di fuggire.

«Tutti abbiamo paura di mio zio. Avrebbe ucciso anche mio padre e tutta la famiglia», ha raccontato il giovane. Parole che descrivono le pressioni che si respiravano specie gli ultimi giorni a casa della ragazza, ma che non alleggeriscono comunque la posizione della madre e del padre della 18enne. Per il gip, hanno accettato la possibilità anche dell’uccisione della figlia, quando si sono rivolti allo zio per risolvere la questione, qualora non fosse riuscito a piegare la volontà della ragazza.

Le parole del fratello 16enne di Saman dovranno essere cristallizzate in un incidente probatorio che è stato richiesto dalla procura e che a questo punto potrebbe essere imminente. Da lui, soprattutto, gli inquirenti sperano di venire a conoscenza di ulteriori elementi sulla fine di Saman, e di sapere dove si trova il suo corpo, anche se finora il giovane ha negato di sapere dove sia stata sepolta.

Ma non sono le uniche cose da accertare. Come hanno fatto i genitori ad arrivare all’aeroporto di Malpensa? Come si sono mossi fino ad Imperia e alla frontiera il fratello, lo zio e i due cugini? Ci sono altre persone che li hanno aiutati, più o meno consapevolmente rispetto ciò da cui fuggivano? Sono alcune delle risposte da trovare. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA+