«Al palaghiaccio non c’è traccia di lavori ma solo di macerie dentro e all’esterno»

Bargiacchi torna all’attacco sul degrado della struttura: «L’esercizio è stato sospeso dall’attuale amministrazione»

VENTASSO. «Basta scuse per il palaghiaccio, il palazzetto è troppo importante per il Cerreto per perdersi in polemiche da cortile di sapore elettorale». Torna all’attacco sulle precarie condizioni del palaghiaccio di Cerreto Laghi, da tre anni abbandonato e oggi in stato di forte degrado, il capogruppo di minoranza di Ventasso, Paolo Barghiacchi. La scorsa settimana, assieme agli altri consiglieri di opposizione, ha presentato un’interrogazione sul tema. 
 
La struttura è l’unica adatta al pattinaggio su ghiaccio nel Crinale reggiano. Nella risposta, il sindaco Antonio Manari ha parlato di interventi in via di pianificazione e ha ricordato come molti problemi siano stati ereditati nel 2016 dalla precedente amministrazione, quella di Collagna guidata all’epoca proprio da Bargiacchi. Nel 2016 si sono poi tenute le prime elezioni per il Comune di Ventasso, frutto della fusione dei quattro precedenti enti del Crinale, Busana, Collagna, Ligonchio e Ramiseto. 
 
«L’esercizio dell’attività è stato sospeso nel 2018 per decisione dell’attuale amministrazione – sottolinea ora Bargiacchi – che ha ravvisato l’esigenza di un intervento organico e complessivo legato sia a una perdita di acqua dal tetto, sia all’esigenza di adeguamento di alcuni impianti alle norme di igiene e sicurezza nel frattempo entrate in vigore». E passa a una delle questioni più delicate, l’instabilità del tetto. 
 
«L’attuale amministrazione non sembra disporre di un piano o un programma organico di interventi (ne riferirà in consiglio comunale), ma di fatto e in concreto è intervenuta col “maldestro” intervento sul tetto: ciò che ha prodotto una tettoia, non solo inidonea a coprire la vasca di ghiaccio, ma addirittura strutturalmente inadeguata all’uso posto che si è deformata in modo irreparabile alla prima neve nonostante l’inspiegabile opera di pavimentazione pure essa ammalorata», si sostiene. 
 
E l’operazione non è stata senza costi: «Non sappiamo ancora quanto pubblico denaro sia stato investito dall’attuale amministrazione (pare quasi un milione di euro) nei vari tentativi di riparazione, ma quale che ne sia l’importo, lo stato attuale dell’immobile ne attesta il carattere di spreco di pubbliche risorse».
 
E, afferma Bargiacchi, «non risultano percettibili alla vista i dichiarati “lavori in corso” per difetto di qualsiasi traccia sull’immobile: oltre la presenza di macerie all’interno e all’esterno del fabbricato, non c’è nessuna recinzione di cantiere o segnalazione di pubblicità per l’impresa operante: il nome dell’impresa che si sta occupando del fabbricato, ci verrà riferito, speriamo, nella risposta scritta all’interrogazione». I dubbi riguardano anche le tempistiche: «Circa il fine lavori e la dichiarata riapertura a fine anno, apprezziamo l’intenzione e ne auspichiamo il rispetto. Era stata già promessa per l’estate imminente, anche se, purtroppo, lo stato della struttura sembra richiedere più tempo, ma ci si rammarica tuttavia che, per gli interventi all’esterno, debbano ancora, dopo tre anni dalla chiusura, essere trovati i fondi all’uopo necessari». —