Reggio Emilia mette in mostra i diritti delle donne

L’esposizione organizzata da “Non una di meno” sarà visitabile fino al 30 giugno nella sala del Circolo anarchico Berneri, in centro storico

REGGIO EMILIA. S’intitola “Femminismo tra memoria e militanza (1970-1990)” ed è l’importante esposizione – organizzata da “Non una di meno” al Circolo anarchico Berneri in via Don Minzoni, a Reggio – che riunisce materiali femministi di rilevanza nazionale: libri, riviste, manifesti, materiali “antichi” e rari come ciclostilati, piccoli libretti e volantini, prodotti ed editi nel periodo che va dal 1970 al 1990 circa. Una mostra “resistente”, non solo perché racconta di lotte indomite per affermare i diritti delle donne, ma anche perché ha sfidato il Covid, sopravvivendo a lockdown, restrizioni e quant’altro.

Inaugurata simbolicamente lo scorso 8 marzo e poi di fatto chiusa, l’esposizione – a cui hanno collaborato anche Gabriella Gianfelici dell’associazione culturale “Exosphere”di Reggio e la Biblioteca Circolante Autogestita – ha ora riaperto i battenti e rimarrà visitabile fino al 30 giugno: tutti i giorni dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 19.


«Nei fogli secchi e un po’ ingialliti che occupano i tavoli e gli scaffali delle librerie nello spazio espositivo della mostra – spiegano le attiviste di “Non una di meno” – non soltanto sono custoditi racconti di lotte, di collettivi e movimenti, di manifestazioni storiche, di speranze epocali, ma si respira la storia stessa delle donne, di quelle mani che hanno confezionato, di quelle intelligenze che hanno pensato e di quei corpi che hanno lottato».

I documenti esposti fungono da ponte tra due epoche: quella del passato in cui le donne hanno lottato in modo compatto e determinato per ottenere diritti imprescindibili (basti pensare al diritto al divorzio e all’aborto, al nuovo diritto di famiglia), e quella presente in cui non tutti gli obiettivi sono stati ancora raggiunti.

Tra i contributi di pensatrici, scrittrici, poetesse e filosofe, ma anche di donne di scienza, di musica e d’arte riscoperti e valorizzati in quel periodo, prima invisibili ai più, sono consultabili nella mostra i testi di Anna Maria Mozzoni, Alexandra Kollontai, Anna Kuliscioff e altri importanti testi editi da case editrici femministe fiorite in quel periodo: “La Tartaruga”, “Le edizioni delle Donne”, Rivolta Femminista”, solo per citarne alcune.

Ma la parte forse più interessante di questo itinerario è quella dedicata al materiale “grigio”, autoprodotto e spesso stampato in tirature molte limitate in occasione di assemblee o manifestazioni. È del 1975 la rivista, numero unico, “Il pane e le rose”, dove si racconta il distacco delle donne dai partiti della sinistra istituzionale. Un posto importante nell’esposizione occupano poi gli opuscoli del Gruppo femminista per la salute della donna di Roma, che aprì – come avvenne anche nella nostra città – un consultorio autogestito. Gli opuscoli sulle infezioni, sulla pillola e sui vari anticoncezionali sono stati miniere di informazioni per le giovani donne di allora e, nel vuoto pressoché assoluto di educazione sessuale e alla salute, sono diventati strumenti di consapevolezza e autodeteminazione sulla gestione del proprio corpo. Nel materiale esposto si documenta anche la scoperta della realtà sommersa delle lesbiche, che iniziarono a pubblicare il “Cli” (Coordinamento lesbiche italiane), con una notevole diffusione in tutta Italia e non solo. E poi il Bollettino Donne Libertarie del 1977 e i materiali autoprodotti dai collettivi di Mestre, San Giorgio di Nogaro, Firenze, Livorno nel 1981. I documenti che provengono da Roma mostrano anche l’occupazione dentro il Policlinico, avvenuta nel 1978, del reparto di Ginecologia e Ostetricia, per focalizzare l’attenzione sui tanti obiettori esistenti (la Legge 194 era in vigore già da un anno): su 180 medici solo 20 non erano obiettori.

L’ultima sezione (non certo per importanza) è quella che mostra le prime prese di posizione contro lo stupro: “La politica dello stupro” del 1976, il testo “Le violentate” del 1977 e il primo manuale in cui si invitavano le donne a imparare la pratica dell’autodifesa. —

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