Nei mesi del lockdown a Reggio Emilia spesi 40 milioni di euro in Gratta & Vinci

Quello delle “vincite istantanee” è l’unico settore dei giochi a non aver risentito delle chiusure degli esercizi pubblici decise dal governo nei primi mesi del 2020

REGGIO EMILIA. Avremmo potuto comprarci uno yacht con una Bugatti parcheggiata sul ponte e pronta a scorrazzare per le strade di Montecarlo. Avremmo potuto battere sul tempo qualche miliardario appassionato di Monet e portarci a casa Le Bassin aux Nymphéas.

Invero, l’arte può non essere così attraente e magari con quei quaranta milioni di euro avremmo potuto comprarci una villa come quella di Jennifer Lopez a Miami, o magari quella a fianco.


O, più modestamente, avremmo dato ascolto al nostro cuore al punto da fare al patron Romano Amadei una di quelle offerte che non si possono rifiutare, e ci saremmo presi la Reggiana. Sì, perché con 40 milioni di euro, di cose da fare, se ne trovano, volendo.

Peccato che a Reggio Emilia, soltanto nei primi sei mesi del 2020, ovvero in piena pandemia da Covid 19, tutti quei soldi siano stati spesi dai reggiani... in gratta e vinci.

È una delle tante istantanee che si ricavano dai dati contenuti in un rapporto dei Monopoli di Stato sui milioni di euro spesi al gioco dagli italiani nei primi sei mesi del 2020. Gratta e vinci ma non solo. Nel rapporto si dà conto dei soldi spesi dagli italiani per tutti i tipi di gioco - dal lotto al superenalotto, dal bingo alle scommesse sportive, dalle scommesse virtuali, fino, appunto, ai micidiali “grattini”, l’unica branca del gioco che sembra non aver sentito la crisi legata al lockdown. Si tratta degli ultimi dati disponibili che, se rapportati allo stesso periodo del 2019, evidenziano l’andamento dei ricavi di tutte le tipologie di giochi oggi controllati dai Monopoli di Stato.

Nel primo periodo della pandemia, quando la pandemia da Covid-19 miete le sue vittime con un ritmo impressionante, lo Stato corre ai ripari e dispone la chiusura, decreta la fine di tutto quello che fino a quel giorno era considerato non di prima necessità. E il gioco per denaro è tra le prime vittime: chiuse le sale giochi, serrande abbassate sui Bingo, chiusi i bar che fino a quel momento avevano avuto nelle slot e nelle vlt una delle principali fonti di guadagno.

Ecco così spiegato il calo - senza precedenti - degli introiti del settore giochi. Settore che in questi anni, dopo una serie di bracci di ferro dagli esiti alterni - una volta vinceva lo stato, una volta le major delle scommesse e del gioco online - vengono raggiunte intese che portano all’emersione di gran parte del gioco che fino a qualche anno fa sfuggiva invece alle maglie dell’Erario.

Questo è il motivo per cui - scorrendo i dati dei ricavi - del 2019 come del 2020 - si nota la precisa corrispondenza tra l’imponibile e il presunto, ovvero tra il “dichiarato” e quello che - ad esempio - viene trovato, in denaro, all’interno delle famigerate macchinette “mangiasoldi”.

Il lockdown, dunque, ha prodotto un calo degli introiti. In città, a Reggio Emilia, per esempio, gli introiti da gioco a Reggio passano dai 39 milioni raccolti nei primi sei mesi del 2019 ai 27 dello stesso periodo dell’anno successivo. Un calo del 29 per cento, inferiore di almeno cinque punti percentuali rispetto al calo nazionale che si è fissato attorno al 34 per cento.

Un calo - come dimostra il caso-eccezione dei gratta e vinci - che è stato diverso in percentuale da gioco a gioco. E tuttavia, anche in questo contesto di cali del fatturato e degli introiti, i dati del Monopolio di Stato hanno un altro merito. Quello di alzare il velo - forse per la prima volta - sul mondo dei giochi per denaro e non solo: nel computo - città per città. gioco per gioco - degli introiti si scopre ad esempio che nei primi sei mesi del 2019 in città a Reggio sono stati spesi circa 10 milioni di euro nel gioco del Lotto. E non sappiamo se esattamente un anno dopo siano stati fatti meno sogni interpretabili con la “Smorfia”. Più facile che - anche in questo caso abbiano inciso le chiusure per Dpcm delle ricevitorie.

Di fatto, allo scoccare del primo semestre del 2020, all’appello dell’industria del Lotto mancano tre milioni di euro.

Cala il fatturato del Lotto, ma calano anche altri giochi. E sono soprattutto quei giochi che si trovano in luoghi che la lotta al diffondersi della pandemia ha imposto di chiudere. Ad esempio la pandemia ha messo fine per mesi a tutte quelle occasioni di assembramento come le feste e le sagre di paese. E cos’è che era parte integrante di queste feste e sagre? I cosiddetti giochi con “vincite non in denaro”. Pensate alle “pinze” con cui - attraverso tentativi, tutti a pagamento - si cerca di prendere il peluche o il pallone da regalare ai nostri figli. Ebbene, nel 2019, la caccia al peluche è costata oltre 700mila euro. —

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