Minacciati di morte in Pakistan i genitori del fidanzato di Saman

Anche il giovane pakistano era stato intimorito dalla famiglia della 18enne. I due innamorati si sentivano solo di nascosto

NOVELLARA. I genitori di Saman non solo vedevano come fumo negli occhi il fidanzato pakistano della figlia, ma – come ricostruito dai carabinieri, coordinati dalla pm Laura Galli – erano arrivati alle minacce di morte.



Pur di convincere la figlia a non ribellarsi al matrimonio combinato con il cugino, l’ atteggiamento intimidatorio dei genitori si era spinto fino alla famiglia, in Pakistan, del fidanzato. Si era fatto pesantemente sentire il padre, Shabbar Abbas. Minacce di morte non risparmiate neppure allo stesso fidanzato e contro di lui si era scatenato a parole anche il fratello 16enne di Saman. Situazioni che il fidanzato – residente in Italia, ma ora protetto dagli inquirenti – ha già spiegato all’autorità giudiziaria. Soffermandosi su un particolare relativo all’ultima sera (il 30 aprile) di cui si ha notizie della 18enne.

La giovane fa sapere al fidanzato – con un messaggio vocale – di aver sentito la madre parlare così con un’altra persona: l’unica “soluzione”, per una donna che non si attiene alle regole di vita pakistane, è quella di ucciderla. Stavano parlando di lei? È quello che la 18enne ha pensato. E l’avrebbe chiesto direttamente alla madre. La reazione della madre Nazia Shaheen, 48 anni, sarebbe stata quella di negare ovviamente che fosse così, giustificando quelle parole come un discorso relativo a una vicenda accaduta in patria. Una spiegazione, però, che non aveva per nulla tranquillizzato la 18enne.

«L’ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me...», racconta Saman al fidanzato. Il giovane cerca di tranquillizzarla, ma la ragazza è preoccupata: «Non sono fiduciosa...». Sta di fatto che di lì a poche ore la giovane tenterà di andarsene da quella casa – in via Colombo a Novellara, all’interno dell’azienda agricola “Le valli” – che ormai da troppo tempo sente come una prigione.

Nell’autunno 2020 lei si era già rivolta ai servizi sociali per dire “basta” ad un padre che le aveva negato gli studi alle scuole superiori, l’aveva più volte costretta a dormire su un marciapiede perché le impediva di rientrare fra le mura domestiche, per non parlare del matrimonio combinato in Pakistan con un cugino che per i genitori era d’obbligo secondo i precetti religiosi dell’Islam.

Dopo alcuni mesi in comunità, Saman ritorna dai genitori a Novellara (l’11 aprile) ma è ferma sulle sue posizioni: “no” alle nozze col cugino, “sì” all’entrare in possesso dei suoi documenti (su questo punto, visto il diniego dei genitori, si recherà il 22 aprile in caserma per denunciarli). Un’escalation di litigi, soprusi, divieti assurdi (per comunicare con il fidanzato usava di nascosto il cellulare della madre Nazia Shaheen) che nella notte fra il 30 aprile e il primo maggio culminerà con l’ennesimo tentativo della diciottenne di lasciare casa e famiglia, mettendo lo stretto necessario in uno zainetto. Il resto lo raccontano i filmati di videosorveglianza dell’azienda agricola novellarese e soprattutto le parole piene di disperazione del fratello. —

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