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Frase shock dello zio Danish dopo la scomparsa di Saman: "Un lavoro fatto bene"

Nelle mani degli investigatori le chat. Al fratello della 18enne l’uomo avrebbe confessato il delitto della ragazza

NOVELLARA. Nelle mani degli investigatori c’è una frase agghiacciante che Hasnain Danish, lo zio di Saman, avrebbe scritto in una chat a una persona molto vicina a lui, parlando di Saman e delle sua sparizione: «Abbiamo fatto un lavoro fatto bene».

Per chi indaga, quelle parole lasciano poco spazio alle interpretazioni. I carabinieri del Nucleo investigativo, che con i colleghi della stazione di Novellara ormai da oltre un mese stanno setacciando ogni dettaglio degli ultimi giorni della 18enne a Novellara e dei suoi famigliari, sarebbe il 33enne l’esecutore materiale dell’omicidio della giovane. Lo dicono gli elementi raccolti fino a oggi – quegli ultimi video registrati davanti alla cascina di Novellara – ma soprattutto le prime dichiarazioni del fratello di Saman, bloccato alla frontiera mentre era in fuga con lo zio e i due cugini e che ora è trattenuto in una struttura protetta.

Il giovane ha detto che lo zio gli ha confessato il delitto. Parole che sembrano non lasciare più speranze, nonostante il corpo senza vita della ragazza ancora non si trovi. Quello che emerge, è che la figura dello zio sarebbe stata cruciale in tutta questa vicenda.

La sua influenza e il suo potere sui famigliari sarebbero stati dirompenti, specialmente nella “gestione” di Saman. La ragazza non ne voleva sapere di matrimoni combinati, di quella vita che la famiglia voleva per lei e che doveva rispondere alle rigide regole di una tradizione che ha radici lontane e che in casa Assan è legge.

Ma più di tutto quello che pesava nel giudizio dei suoi famigliari era quella sua fortissima volontà di indipendenza e autodeterminazione, quel suo allontanamento dai precetti della religione musulmana professata invece rigidamente dai componenti della sua famiglia. Il fratello di Saman temeva lo zio e a quanto pare anche gli altri famigliari lo temevano, ma su questo il proseguo delle indagini certo faranno piena luce nel determinare i livelli di responsabilità in quello che è accaduto alla povera Saman.

Quello che sembra certo, per gli investigatori, è che se la 18enne la sera del 30 aprile dopo l’ultimo violento scontro verbale con i genitori ha provato a scappare, con tanto di zaino, sarebbe stato proprio lo zio allertato dal padre Shabbar a riprendere la giovane mentre si allontanava. Cosa è successo dopo in parte lo rivelano le telecamere di sorveglianza dell’azienda agricola: la ragazza viene portata nei campi.

Si vedono la madre e il padre, che sembra rimanere più indietro. Quando i genitori rientrano sono senza di lei. Poco dopo, è di nuovo il genitore a uscire e scomparire nel buio per fare ritorno stavolta con in mano qualcosa: uno zaino, quello che poco prima aveva Saman e che aveva preparato per andarsene via. Forse per sempre, pensava. Sono le ultime tracce della ragazza. Per i carabinieri è stata consegnata nelle mani dello zio e dei cugini Ijaz Ikram, 28 anni, e Nomanulhaq Nomanulhaq, 33 anni, entrambi residenti a Campagnola. Ikram è stato bloccato in Francia; l’altro è ancora in fuga così come lo zio Danish Hasnain.