«Quei quattro medici vanno assolti». Lo chiede il pm dopo la morte di Carletto

Carlo Russo il bimbo morto a due anni

San Martino in Rio, per la mamma Giusy, invece, è stata richiesta la condanna a 6 mesi per omessa vigilanza del figlio di due anni

SAN MARTINO IN RIO. Carletto, 2 anni, sarebbe morto per i danni provocati dalla sostanza caustica, un detergente, ingerita nel bar di mamma e papà tre giorni prima. E per questo, secondo il pubblico ministero Giacomo Forte, sulla base di due perizie dai risultati concordanti, i quattro medici dell’ospedale Santa Maria Nuova sarebbero da assolvere. Con la requisitoria e le aringhe difensive, è arrivato ormai alle ultime battute il processo per la morte del piccolo Carlo Russo, che il 25 agosto del 2015 bevve un sorso di detergente nel bar dei genitori, per poi morire tre giorni dopo all’ospedale Santa Maria Nuova di Reggio. La mamma era presente, ma non si accorse, se non un attimo troppo tardi, di quel che era accaduto.

Maria Cataldo, la mamma di Carletto


Alla sbarra finirono quattro medici della Rianimazione: Manuela Salsi, Roberto Martini, Rossana Buono e Claudia Barbieri, anche martedì primo giugno, assenti dall’aula, accusati di omicidio colposo. Una imputazione da cancellare, secondo il pm Forte, che per i medici ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto. Non è stato così per la mamma del bambino, Gusy Cataldo, all’anagrafe Maria, anche lei imputata in concorso di omicidio colposo e assitita dall’avvocato Alessandro Conti, per la quale il pm ha chiesto una condanna a 6 mesi di reclusione, con la sospensione della pena, per la mancata vigilanza di suo figlio.

«Sulla base delle due perizie – hanno spiegato i difensori dei medici, gli avvocati Franco Mazza e Roberto Bassi, che hanno depositato una memoria di 23 pagine, tutta articolata sui risultati delle indagini tecniche – non è stato provato il nesso causale tra la morte del piccolo Carlo Russo e l’utilizzo, da parte dei medici, del Propofol, un anestetico che è stato effettivamente utilizzato in quantità importante, ma non da determinare la morte del bambino». Ecco, il processo si è giocato per anni su due fronti contrapposti e inconciliabili: se a uccidere il bambino sia stata la somministrazione eccessiva, da parte degli anestesisti, di quel farmaco, appunto il Propofol, sconsigliato in età pediatrica, o se il bimbo sia morto a causa delle lenta, tragica e progressiva azione della sostanza caustica ingerita, come ha sostenuto la difesa dei medici. Il 18 giugno prossimo, data dell’ultima udienza del processo, è destinata alle repliche e alla sentenza: si saprà quale sarà la verità processuale.



«Leggeremo l’ordinanza – spiega l’avvocato Alessandro Carrara, che cura gli interessi delle parti civili – e decideremo se agire in sede civile chiamando in causa l’ospedale perché, secondo noi, restano delle lacune nella gestione del caso».Sul fronte delle parti civili, alcune (la mamma e il papà di Carletto) hanno ritirato la costituzione di parte civile dopo le richieste del pm. Restano in campo la nonna paterna e due zii, per i quali l’avocato Carraro ha chiesto una provvisionale di 150mila euro ciascuno.