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Il rione Cln rimpiange i suoi cedri abbattuti: «Scarso preavviso, tempismo sbagliato»

Reggio Emilia, lettera al sindaco Vecchi a nome di diversi condomini rimasti improvvisamente senza alberi: «La sicurezza non è tutto»

REGGIO EMILIA. Negli anni Sessanta e Settanta, quando il protoecologista Paride Allegri era direttore della serra comunale, la città fu riempita di cedri, che ora svettano ovunque. Tanti reggiani si godono l’ombra e l’ossigeno donati dalle loro folte chiome sempreverdi. Perciò non poteva passare sotto silenzio il taglio senza un reale preavviso di dodici esemplari di cinquant’anni, alti quindici metri, nel rione Cln, il quartiere Peep posto tra via Martiri della Bettola e via Rivoluzione d'Ottobre.

Per avvisare la cittadinanza il Comune aveva diffuso un semplice messaggio di posta elettronica il 24 maggio. Il giorno dopo è stato eseguito l’abbattimento. Ieri la Gazzetta di Reggio ha pubblicato la lettera di protesta di Mauro Bortolani, che è tra i fondatori dell’Associazione reggiana per la Costituzione. Ora s’aggiunge la reazione indignata di Graziella Catellani, che scrive alla Gazzetta una lettera indirizzata al sindaco, Luca Vecchi, anche a nome di diversi altri condòmini del quartiere, precisando di volere non soltanto denunciare l’accaduto, ma anche prevenire l'eliminazione delle numerose piante rimanenti, in tutto almeno una cinquantina, di cui il rione è dotato.


«I cedri – riferisce Graziella Catellani – erano sani e alti come le case. Sono stati abbattuti senza che ne fosse data comunicazione agli abitanti. Il disappunto e la costernazione sono stati enormi!». In realtà la loro salute non era ottima, se è vero che se n’era già schiantato uno.

«Qualche mese fa – ammette la condòmina – dopo una settimana di piogge intense era caduta di notte una di queste piante. Di conseguenza erano stati potati e abbruttiti abbastanza pesantemente i restanti cedri e sempreverdi. Mi chiedo però perché li si dovesse abbattere tutti ora, all’inizio dell’estate, con tre mesi di temperature torride davanti. Non mi risulta esser stato fatto un piano di sostituzione con altre piante, che comunque non potrà essere eseguito, se va bene, prima dell’autunno».

Nella mail del 24 maggio il Comune giustificava l’intervento con la necessità di tutelare l’incolumità pubblica. «Gli alberi – spiegava – sono molto ravvicinati e la loro competizione ha portato ad una crescita non regolare. I grossi cedri sono tutti molto sbilanciati verso la piazza. L’aiuola su cui sono inseriti, inoltre, ha le caratteristiche di una grossa fioriera delimitata dai muri dei garage sotterranei e dalle cantine e fondamenta delle abitazioni. Tale condizione non permette alle piante di sviluppare un apparato radicale capace di sostenerle».

Non mancava una vaga promessa di sostituzione delle piante da rimuovere: «Nei prossimi mesi – precisava il Comune – l’area sarà soggetta ad un intervento di riqualificazione, mediante la posa di essenze vegetali più consone al luogo e la posa di nuove panchine».

Graziella Catellani obietta che con la stessa logica si dovrebbe disboscare gran parte della città. «Se la sicurezza è innanzi tutto – scrive – ci si dovrà aspettare che vengano abbattuti gli altri sempreverdi del rione e del vicinato? Quanti giardini anche pubblici ospitano altrettanti cedri e sempreverdi? Sono tutti a rischio abbattimento? Diamo così inizio al piano di sviluppo green tanto sbandierato per il prossimo futuro! Il verde urbano è una risorsa preziosa, un patrimonio che richiederebbe rispetto, cura, manutenzione periodica attenta e competente».

Il botanico Ugo Pellini, membro dimissionario della Consulta verde comunale, si unisce alla protesta: «I comunicati e le mail – sottolinea – non sono sufficienti. Occorre segnalare in loco gli abbattimenti con cartelli esplicativi, come avviene per i cantieri edilizi. Inoltre si deve presentare preventivamente il progetto del verde sostitutivo coinvolgendo i cittadini. I lavori devono procedere gradualmente, piantando le nuove piante prima di tagliare le vecchie. Si deve avere una cura e una manutenzione costante del verde pubblico. Le proteste evidenziano la mancanza di fiducia nelle istituzioni. Occorre superarla con fatti concreti, non con proclami sulla transizione ecologica». —

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