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Nella chiesa di Roncocesi distrutta dal sisma spuntano affreschi rinascimentali

Uno degli affreschi riaffiorati durante i lavori

Reggio Emilia, il ritrovamento nella canonica di San Biagio durante i lavori di ricostruzione. Le pitture manieriste ora dovranno essere restaurate

REGGIO EMILIA. In Italia e nel mondo Roncocesi è conosciuto grazie al “ciocabècch” (Chocabeck nell’album del 2010) con cui Adelmo Fornaciari, in arte Zucchero, ricorda il suo paese natale, duemila abitanti all’estremità nordoccidentale del comune di Reggio. La recentissima scoperta di due pregevoli affreschi di epoca manierista tardo rinascimentale potrebbe aggiungere un altro motivo per attirarvi qualche gitante nei fine settimana. Ci sperano Annalisa Rabitti, l’assessore comunale alla cultura che sta predisponendo il piano strategico per il turismo, e gli altri esponenti delle istituzioni che ieri li hanno presentati alla stampa nel nono anniversario del terremoto del maggio 2012.

Un affresco ritrovato nella chiesa di Roncocesi


Le pitture, venute alla luce durante i lavori di restauro della chiesa parrocchiale di San Biagio danneggiata e resa inagibile dal sisma, sono ancora in gran parte celate da una patina di intonaco leggero. Occorreranno un delicato intervento di “descialbatura” e il relativo finanziamento per completarne l’emersione. Intanto se ne possono ammirare gli squarci salendo sulle impalcature ancora montate all’interno dell’edificio. Basta passarvi sopra una spugna bagnata per ravvivarne le tinte. Si trovano ai lati dell’ingresso, ai margini delle prime cappelle laterali, e misurano complessivamente circa sette metri quadrati.

A sinistra, al di sopra dello scomparso fonte battesimale, si intravede un San Giovanni Battista con la scritta “Ecce agnus Dei”. A destra si notano teste di angioletti. Quando l’intervento sarà terminato gli affreschi risalteranno fra le lesene e gli archi rimessi a nuovo con colori chiari che ne evidenziano i rilievi.

La chiesa di Roncocesi


La chiesa di San Biagio fu costruita nella seconda metà del sedicesimo secolo, probabilmente ampliando un preesistente edificio. Nel Seicento fu rimaneggiata dal rettore Benedetto Ruspaggiari. Venne lesionata e depredata dalle truppe spagnole nel 1655, ma presto vi fu posto riparo. All’inizio del Settecento fu realizzato sul lato nord un porticato successivamente tamponato. La facciata venne rifatta nel 1925. Dopo il terremoto del 2012 l’edificio è stato inserito nell’elenco del patrimonio culturale danneggiato, beneficiando di uno stanziamento di 262.361 euro da parte della Regione per riparare le strutture portanti, consolidare gli archi, le volte e le coperture lignee, realizzare i presidi antisismici e antiribaltamento e, infine, ripristinare gli intonaci. Gli interventi sono progettati dall’architetto Silvia Costetti e dall’ingegnere Filippo Tinarelli. L’esecuzione è affidata alle ditte Messori srl e cooperativa Esedra Restauri. Sono stati compiuti altri lavori di messa a norma degli impianti e di restauro generale grazie a un contributo dell’otto per mille a favore della Chiesa cattolica e a offerte di privati e sponsor, fra cui Conad. La parrocchia di Roncocesi fa parte dell’unità pastorale Santa Teresa di Calcutta, che comprende anche le parrocchie di Pieve Modolena, San Pio X e Cavazzoli ed è retta da don Daniele Casini. La chiesa è stata eccezionalmente aperta ieri per una prima visita, ma è ancora delimitata dalle transenne. Dai tempi del sisma la liturgia viene celebrata in altri spazi.

Occorreranno altre risorse per portare a termine i lavori donando ai fedeli e ai visitatori la ritrovata bellezza di un luogo vivo. Il restauro dell’edificio è reso possibile dalla proficua sinergia degli enti coinvolti. Il consigliere regionale Andrea Costa, che nel 2012 era sindaco di Luzzara, ha sottolineato l’impegno della Regione nella ricostruzione nel rispetto dei tempi e della legalità. Maria Luisa Laddago, della Soprintendenza ai beni architettonici, ha evidenziato come i restauri siano stati l’occasione di tante scoperte meravigliose. Alberto Nicelli, vicario generale della diocesi, ha riferito che ormai è stata riaperta la maggior parte delle settantacinque chiese colpite dal sisma. L’architetto Angelo Dallasta, direttore dell’Ufficio diocesano dei beni culturali, ha detto che «oggi viviamo un momento di resurrezione non solo per i muri, ma anche per le comunità». —

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