Ugo Pellini promuove il cammino dei tulipani

L’area dove precipitò il tenente Richard Cooley e dove verranno piantumati i tulipani

Albinea, il botanico a favore del progetto di piantumazione in memoria dell’aviatore Usa precipitato durante la guerra

ALBINEA. Il “Cammino dei tulipani” è una cosa buona e giusta, perfettamente in linea non solo con la storia, ma anche con la natura benigna e accogliente delle colline in cui quel fiore policromo s’era accasato ancora prima che una madre in lacrime ve ne piantasse i bulbi per ricordare il figlio aviatore qui precipitato durante la guerra.
Lo certifica il noto botanico Ugo Pellini, apponendo l’imprimatur fitologico sul progetto di creare un percorso ciclopedonale contrassegnato da fioriture variopinte tra Fola, Poiano, Vendina e Botteghe, la zona in cui il 12 maggio 1944 si schiantò il P-38 Lightning del tenente Richard Cooley originario dell’Ohio, che con il suo bimotore scortava i B-52 nei bombardamenti sul Nord Italia ancora occupato dai tedeschi.

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La drammatica epopea dei militari abbattuti con quel velivolo e con due B-25, caduti a Poiano e a Banzola di Casina il successivo 10 novembre, è stata ricostruita dal giornalista e scrittore Matteo Incerti in un articolo pubblicato dalla Gazzetta di Reggio lo scorso 12 maggio, settantasettesimo anniversario del primo abbattimento. Incerti è l’autore de “Il suonatore matto” e “Il bracciale di sterline”, libri in cui rievoca il fulmineo attacco a Villa Rossi e Villa Calvi compiuto il 24 marzo 1945 da partigiani e commandos britannici. Sulla vicenda degli aviatori americani ha indagato con lo storico Matteo Mariani nell’ambito di un progetto coordinato da Corrado Ferrari, presidente della Pro loco. Ne è scaturita l’idea di commemorarla coi tulipani, dando seguito al commovente gesto della madre di Cooley, venuta qui a guerra finita per piangere il figlio.

Ferrari, Mariani e Incerti


Ugo Pellini giudica «auspicabile e realizzabile» l’iniziativa. «All’importanza del ricordo storico – spiega – si aggiungerebbe l’aspetto naturalistico e paesaggistico. Una vasta estensione di queste specie potrebbe diventare un’attrattiva turistica. Una volta individuate le aree, con i vari colori dei tulipani coltivati si potrebbero costruire figure che nel periodo di fioritura diventerebbero uniche». A suo parere l’attecchimento di questi fiori è assicurato, dal momento che sulle colline reggiane il tulipano ha trovato un terreno e un clima così favorevoli da consentire da tempo la diffusione spontanea di esemplari sfuggiti alla coltivazione.

«Sono spettacolari – sottolinea Pellini – le fioriture a Jano di Scandiano, dove il Tulipa raddii (chiamato in passato Tulipano occhio di sole per i suoi colori rosso e giallo) occupa un versante collinare, e a Casola di Canossa». «Il tulipano – precisa lo studioso – è originario dell’Asia e fu introdotto in Europa nel Cinquecento. Nella nostra provincia è presente con quattro varietà che si sono spontaneizzate. Ad eccezione del Tulipa sylvestris, la più comune, le altre tre sono ora protette dalla Regione. I bulbi del tulipano devono essere piantati fra ottobre e novembre. Occorre un terreno fresco, ricco e ben drenato. Quello argilloso è perfetto. In generale non sono richieste grosse cure. Il tulipano, piantato per la prima volta in Europa nei giardini imperiali di Vienna, fu poi coltivato in Olanda in modo massiccio fino a fare la fortuna del paese. Si arrivò a considerare il suo bulbo come un solido investimento. L’espansione commerciale favorì lo sviluppo di un bolla speculativa, che portò al primo crack finanziario della storia».