Inchiesta Scacco Matto, ergastolo per Nicolino Grande Aracri

Sentensa in Cassazione nella tarda serata di ieri: per la terza volta, in pochi anni, viene inflitta la massima pena al boss 62enne come mandante di alcuni omicidi

REGGIO EMILIA. Ancora un colpo di scena sul filone-omicidi dell’inchiesta “Scacco Matto” di ben 21 anni fa.

Ieri – in tarda serata – la Cassazione ha confermato l’ergastolo nei confronti del boss 62enne Nicolino Grande Aracri (difeso dai legali Sergio Rotundo e Salvatore Staiano) ritenuto il mandante ma non di tutti i delitti che insanguinarono la Calabria in quel periodo (e per la Suprema Corte non furono omicidi di mafia).


Stessa dura pena definitiva anche per il 51enne Vito Martino (che per diverso tempo aveva abitato a Boretto) relativamente al caso di lupara bianca di Antonio Macrì (scomparso il 21 aprile 2000) e per Salvatore Nicoscia di Isola Capo Rizzuto.

Il capoclan si vede così infliggere il terzo ergastolo in poco tempo.

In cella al 41 bis nel carcere milanese di Opera, nel giugno 2019 era stato condannato all’ergastolo con la sentenza divenuta definitiva del processo Kyterion a Catanzaro per l’omicidio nel 2004 del boss rivale Antonio Dragone.

Poi nell’ottobre 2020 un nuovo ergastolo – ma in primo grado, verdetto emesso in Assise a Reggio Emilia – perché ritenuto il mandante dell’omicidio nel ’92 a Brescello di Giuseppe Ruggiero. Ora l’attende l’Appello a Bologna.

Negli ultimi tempi è però maturata l’intenzione di collaborare di Grande Aracri, un mammasantissima capace nell’ultimo trentennio di ridisegnare gli equilibri ’ndranghetisti calabresi, per poi ramificare i propri loschi interessi al Nord, specie in Emilia.

Però, come “rimbalza” dalla Calabria, vi sarebbe stato uno stop negli interrogatori di Nicolino Grande Aracri da parte della Dda di Catanzaro.

Caratura criminale indiscussa come sanciscono diverse sentenze, ma parole legate al presunto pentimento che sembrano non convincere pienamente i magistrati antimafia calabresi (guidati Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, a cui il capoclan cutrese si è subito rivolto, mettendolo al corrente della sua messa a disposizione per vuotare il sacco).

Di verbali il capobastone 62enne ne sta riempiendo da più di un mese, poi l’inceppamento. Di sicuro sono partiti i riscontri da parte degli investigatori sui nuovi racconti di Grande Aracri e su questo terreno potrebbe essere avvenuto l’incaglio.

E se questa svolta epocale in ambito ’ndraghetista – mai nessun vertice di questo spessore si è mai pentito – appare al momento “congelata”, un aiuto a capire la situazione non arriva nemmeno dai familiari che hanno rinunciato alla protezione. —

T.S.

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