Fra i testimoni oggi in aula Vallorani e l’ex Nar Cavallini

Sono attesi per l’udienza del processo mandanti a carico della Primula Nera Paolo Bellini

REGGIO EMILIA. Ha già fatto sapere, con una lettera del suo legale Gabriele Bordoni, che intende avvalersi della facoltà di non rispondere, ma l’ex Nar Gilberto Cavallini, condannato in primo grado all’ergastolo per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, oggi dovrà comunque presentarsi davanti alla Corte d’Assise bolognese, impegnata nel processo mandanti a carico della Primula Nera reggiana ed ex Avanguardia Nazionale, Paolo Bellini.

Oltre a Cavallini, nell’udienza odierna dovrebbero essere sentiti altri tre testimoni: il giornalista Gian Antonio Stella; Edoardo Raspelli, giornalista gastronomico, che dovrà testimoniare sui suoi rapporti con l’ex capo dell'ufficio affari riservati del ministero dell'interno, Federico Umberto D’Amato, in particolare riguardo al periodo in cui entrambi collaboravano con il settimanale “L’Espresso”, e Agostino Vallorani, chiamato invece a deporre sui suoi rapporti con Bellini e sulle protezioni di cui godette lo stesso Bellini.


La corte, presieduta da Francesco Caruso, ha inoltre autorizzato la proiezione di un’intervista a Licio Gelli – ritenuto dagli inquirenti uno dei mandanti, organizzatori e finanziatori della strage assieme a D’Amato, Umberto Ortolani e Mario Tedeschi (tutti e quattro deceduti da tempo) – contenuta in una puntata di “Bersaglio mobile”, nonostante l'opposizione dei difensori di Bellini.

Rispetto alla sentenza di condanna all’ergastolo in primo grado, la difesa di Gilberto Cavallini ha presentato a inizio marzo ricorso in Appello attraverso un documento di 78 pagine, in cui non si risparmiano critiche alle motivazioni emesse a gennaio dalla Corte d’Assise presieduta dal giudice Michele Leoni. Nella sentenza, è presente anche uno specifico capitolo dedicato alla figura di Bellini. In relazione al processo mandanti, che vede principale imputato la Primula Nera, nel corso delle indagini della Procura Generale è emerso che nell’agenda di Cavallini – sequestrata in occasione del suo arresto a Milano nel settembre 1983 e dove è annotato anche il nome di Sergio Picciafuoco, assolto in via definitiva per la strage del 2 agosto 1980 ma di certo presente in stazione – , associato a Bellini compare il nome “Giorgio”, insieme all’annotazione “10/81 R.E. Tent. om .”. È uno degli elementi che ha consentito nel 2019 di riaprire le indagini a carico della Primula Nera, che si è sempre proclamato estraneo all’attentato, dopo il proscioglimento datato 1992.

Fra le ipotesi, il nome “Giorgio” che compare nell’appunto di Cavallini rappresenta una sorta di soprannome utilizzato come copertura anche da altri militanti dell’estrema destra dell’epoca, perché di militanza dell’editore padovano Franco Freda. Quanto all’annotazione “10/81 R.E. Tent. om .”, si ipotizza che il riferimento sarebbe a “Reggio Emilia, tentato omicidio”, con la datazione che riconduce al 2 ottobre 1981, quando per Bellini è diventata definitiva la sentenza per tentato omicidio dell’ex fidanzato della sorella, accusa che lo aveva portato a optare per la latitanza in Brasile con il nome di Roberto Da Silva.

Quanto infine ad Agostino Vallorani, è un antiquario marchigiano con contatti londinesi, che conosceva Sergio Vaccari, altro antiquario ritenuto legato all’eversione nera, trovato accoltellato in casa a Londra nel settembre 1982, tre mesi dopo il ritrovamento del cadavere di Roberto Calvi.

Vallorani è una vecchia conoscenza di Bellini, e in passato rilasciò dichiarazioni su presunte protezioni politiche di cui godette la Primula Nera negli anni. In una deposizione del 2019 sulla trattativa Stato-Mafia, Vallorani ricorda di aver conosciuto Bellini-Da Silva: «Diceva di essere brasiliano, ma parlava reggiano», spiega, aggiungendo che «quando lui mi raccontò che lui faceva parte di un gruppo incaricato, in caso di colpo di Stato, di prelevare comunisti dalle loro abitazioni», non lo prese sul serio. Poi aggiunse: «Successivamente, però, quando fu assolto dall’omicidio Fabbri non pensai più che mi avesse raccontato balle. Era notoria l’amicizia di suo padre con il dottor Sisti, Procuratore della Repubblica di Bologna». Sarebbe stato inoltre sempre Vallorani a mettere in contatto Bellini e il maresciallo Tempesta, dando avvio alla trattativa e all’infiltrazione di Bellini in Cosa Nostra per il recupero delle opere rubate a Modena. —

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