Abusi, assolto il patrigno La giovane non è creduta Maltrattamenti prescritti

La sentenza assolutoria a 12 anni da questa vicenda controversa che si era impantanata in tribunale per una questione giuridica

reggio emilia. La Corte non ha creduto alle parole della giovane che accusa da tempo il patrigno di averla violentata (da qui l’assoluzione «perché il fatto non sussiste») e non ha nemmeno ritenuto di procedere per i maltrattamenti (sempre denunciati dalla ragazza nei confronti del 36enne) in quanto il reato è prescritto.

La sentenza di primo grado è arrivata ieri, dopo che sono trascorsi ben 12 anni da questa controversa vicenda.


In aula solo gli addetti ai lavori, dei due protagonisti nemmeno l’ombra: l’imputato è sparito da anni e l’accusatrice si è costituita parte civile, facendosi rappresentare dall’avvocatessa Valeria Miari.

La pm Maria Rita Pantani, nell’udienza scorsa, aveva chiesto per il patrigno una dura condanna (8 anni di carcere) e ieri – nelle repliche – ha evidenziato come la madre avesse sempre difeso il nuovo compagno a discapito della figlia, arrivando anche a picchiarla perché il conflitto fra le due era diventato sempre più evidente («Ma la ragazza non ha mai denunciato la mamma per le botte» sottolinea il magistrato).

Di parere opposto la difesa – cioè l’avvocatessa Raffaella Pellini – che sempre nelle repliche conferma la richiesta d’assoluzione per il patrigno, rimarcando le contraddizioni emerse nel racconto fatto dalla giovane nell’incidente probatorio: «E le sue dichiarazioni non hanno riscontri – puntualizza la difesa – nelle testimonianze rese in aula dai servizi sociali».

Dopo una breve camera di consiglio, il collegio giudicante – presieduto da Giovanni Ghini, a latere le colleghe Silvia Guareschi e Donatella Bove – emette la sentenza assolutoria.

I fatti si sarebbero interrotti in quella famiglia 12 anni fa, ma solo di recente il processo – passato tempo fa attraverso una sofferta e lunga udienza preliminare con relativo rinvio a giudizio – si è instradato in dibattimento verso la sentenza di primo grado.

Questa vicenda giudiziaria si era infatti “impantanata” a monte – e per anni – fra diverse interpretazioni in punta di diritto soprattutto sul ruolo svolto dall’imputato 36enne, tuttora latitante.

Una storia di estrema sofferenza secondo l’accusa, perché il patrigno avrebbe non solo abusato sessualmente della figlia della compagna (da quando aveva 8 anni sino ai 14-15 anni d’età), ma sarebbe arrivato a maltrattarla percuotendola con una frusta e un caricabatterie.

Tutto ciò viene inquadrato dall’accusa sino al 2009, tre anni dopo la denuncia da parte della ragazza 18enne. Una ricostruzione ieri demolita dai giudici. —

T.S.

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