Il tribunale dice “no” alla genitorialità di due famiglie arcobaleno reggiane

Impugnata la posizione di due coppie Lgbti con figli. Fra queste Fabiana Montanari, consigliera comunale del Pd

REGGIO EMILIA. Possono sposarsi davanti al sindaco, ma non essere riconosciute come genitori: famiglie di fatto, ma riconosciute a metà. Per la prima volta il Tribunale di Reggio Emilia ha annullato la richiesta di riconoscimento di genitorialità avanzata da due coppie omogenitoriali con figli. Una di queste coppie è formata da Fabiana Montanari (ex presidente Arcigay Gioconda, attivista Lgbtq e consigliera comunale Pd) e dalla sua compagna Samantha Campani.

Fabiana e Samantha si sono unite civilmente il 3 giugno del 2017 in Sala Tricolore durante il REmilia Pride. A settembre 2020, dopo la gravidanza di Fabiana immortalata dalla fotografa Greta Guidotti (le immagini pubblicate su PhotoVogue sono diventate virali sul web), è nata Petra, che adesso ha otto mesi.

Subito dopo il lieto evento, Fabiana e Samantha hanno compiuto il primo passo verso il riconoscimento genitoriale: con una nota a margine sull’atto di nascita è stato specificato il nominativo della madre intenzionale (Samantha). Mancava solo il placet del tribunale per completare l’iter. Senonché il Tribunale di Reggio, mesi fa, ha impugnato i due riconoscimenti genitoriali. Quando circa un mese fa le due famiglie arcobaleno si sono presentate davanti al collegio civile è emerso che, in assenza di una legge nazionale che consenta il riconoscimento dei bambini all’interno di coppie dello stesso sesso, il documento è nullo: esiste solo la madre biologica (Fabiana, ragazza madre), mentre Samantha è una perfetta sconosciuta. Da notare che, prima della sentenza, il collegio ha chiesto il parere del giudice tutelare, che in entrambi i casi ha espresso la propria contrarietà all’impugnazione nell’interesse del minore.

Come è possibile? Possibilissimo, visto che le unioni civili non contemplano l’omogenitorialità, realtà resa trasparente da un vuoto normativo. Già le unioni civili sono una possibilità, non un obbligo: così gli enti locali si sono mossi in ordine sparso. Se nel reggiano le unioni civili sono consentite da due anni (Reggio, Scandiano e Castellarano i Comuni apripista) e i riconoscimenti genitoriali registrati sono stati sei, a Roma e a Cagliari i sindaci sono stati sollecitati a provvedere. Diritti civili che variano a seconda della residenza. E se pure i municipi tentano una fuga in avanti rischiano poi di essere smentiti dalle sentenze: come a Bologna, dove la Corte d’Appello ha confermato l’impugnazione del Tribunale di Piacenza condannando gli omogenitori ricorrenti al pagamento delle spese legali.

Per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’assenza dei diritti di questi minori arcobaleno, oggi alle 12 ai Chiostri della Ghiara la questione sarà illustrata dalle due famiglie, dall’avvocato Antonella Borghi e dal presidente di Arcigay Gioconda Alberto Nicolini. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA