Partono le assemblee per la sicurezza sul lavoro «C’è tanto da fare»

Roberto Fontanili

REGGIO EMILIA. Lavoro e infortuni, restano un binomio imprescindibile, come riportano le cronache di questi giorni, con il 2020 che è stato anche l’anno in cui si sono registrati molti infortuni legati alla pandemia da Covid 19. Sono stati oltre diecimila i casi registrati in tutta la regione e hanno riguardato per il 73 per cento donne e per il 27 per cento uomini. Il settore della sanità e socio-assistenziale da solo ha fatto registrare il 67% di tutti i casi denunciati.


Di lavoro si continua a morire anche nella nostra provincia nonostante la crisi dovuta alla pandemia abbia ridotto il numero di occupati e delle ore lavorate. A Reggio le morti bianche e gli infortuni denunciati nel 2020, seppur in calo rispetto all’anno precedente, consegnano un triste bilancio: gli infortuni mortali sono stati 11 rispetto ai 12 del 2019, mentre gli infortuni e le malattie professionali sono passate dai 10.790 del 2019 agli 8.505 casi nel 2020.

«I dati però – commenta Mirco Pellati, Responsabile Salute e Sicurezza Cgil reggiana – sono falsati dal calo degli occupati, dal massiccio utilizzo della cassa integrazione e dal lavoro agile durante la pandemia. Nel 2019 e fino a dicembre 2020, in Emilia il numero di lavoratori ha subito una flessione di circa 43.000 unità, ciò significa che il rapporto tra infortuni e occupati rimane costante». A denunciare come «la ripresa delle attività produttive abbia messo a nudo la difficoltà a dare priorità a salute e sicurezza sul lavoro», sono stati i lavori dell’assemblea nazionale di Cgil, Cisl e Uil dedicata al tema della sicurezza e salute sul posto di lavoro e che ha proclamato per il prossimo 20 maggio, una serie di assemblee.

Dai lavori è anche emerso come i dati Inail in regione mostrino un aumento degli infortuni mortali che sono passati dai 106 del 2019 ai 119 del 2020, mentre si registra un calo delle denunce di infortunio del 20%, passando dalle 84.941 nel 2019 alle 67.816 nel 2020.

«Anche se – conclude infine Pellati – a Ferrara, Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna si registra un nuovo aumento degli infortuni. A incidere sui dati infine è in alcuni casi la mancanza di denuncia. Stiamo verificando che spesso in caso di infortunio la denuncia non viene fatta a causa delle pressioni dei datori di lavoro e alla possibilità di essere licenziati o discriminati e questo vale anche per le malattie professionali». —

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