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Schianto fuori servizio con l’auto dell’Ausl, chirurgo licenziato

Reggio Emilia, la Cassazione mette la parola fine a una vicenda del 2017. Il medico aveva mentito su giorno e luogo dell’incidente

REGGIO EMILIA. Si schianta con l’auto di servizio dell’Ausl e simula un incidente, mai avvenuto, il giorno dopo: una condotta che è costata a un chirurgo di 60 anni, in onorato servizio da diciotto, il licenziamento in tronco.

Con il terzo grado di giudizio la Cassazione ha messo la parola fine a un lungo contenzioso: confermata la vittoria dell’Ausl, mentre il camice bianco è stato condannato pure al pagamento delle spese processuali (5mila euro).


Il sinistro risale all’11 gennaio 2017 quando il chirurgo, nato nel Parmense, ha provocato un incidente stradale una sera in cui non era in servizio: durante un sorpasso ha urtato un autocarro con la fiancata destra, il camionista ha iniziato a suonare e lampeggiare ma l’automobilista subito dopo l’impatto è scappato, sostenendo di non essersi accorto di nulla. Per sua sfortuna, però, l’incidente è avvenuto davanti a un bar pieno di testimoni.

Anziché ammettere che stava usando la Panda aziendale per scopi personali, il 60enne ha nascosto l’accaduto e ha denunciato un altro sinistro, a suo dire avvenuto la mattina seguente mentre si stava recando al lavoro all’ospedale di Scandiano: una fuoriuscita fai-da-te contro un guard rail.

Peccato che i danni sulla macchina non fossero compatibili, anzi sulla Panda erano rimaste tracce del colore dell’autocarro: così l’istruttoria ha smentito la versione del dottore e ha concluso che l’incidente da lui denunciato non è mai avvenuto.

L’Ausl di Reggio Emilia, rappresentata dall’avvocato Giulio Cesare Bonazzi, «considerata la gravità del comportamento» ha ritenuto di procedere al licenziamento, non tanto per l’utilizzo irregolare del mezzo aziendale quanto «per aver tenuto il datore di lavoro all’oscuro dell’incidente e per aver cercato di mascherare la realtà denunciando un altro sinistro».

Avverso la sentenza di primo grado il chirurgo ha fatto ricorso alla Corte d’Appello di Bologna, che il 13 giugno 2019 ha dato ragione all’Ausl. Ora, con atto depositato il 4 maggio scorso, anche la Cassazione ha confermato, respingendo i quattro motivi di ricorso corredati da una memoria difensiva e resistiti da controricorso dell’Ausl. Non sono valsi né “l’incensuratezza disciplinare” né “l’estraneità alla prestazione lavorativa” opposti dalla difesa, l’avvocato Pierluigi Rocchi.

«Certo è un provvedimento molto forte – ha commentato il legale dell’Ausl Bonazzi –. Però dipende dal ruolo che si ricopre. Qui si tratta di un dirigente che non solo ha dichiarato il falso, ma ha mentito due volte. Tutti i giudici hanno sancito che, dopo questa serie di falsità, è venuto a mancare il rapporto fiduciario tra dipendente e datore di lavoro, indipendentemente dal danno, che è stato minimo e coperto dall’assicurazione: questo è il principio giuslavoristico che ha prevalso». —

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