Una medaglia d’oro per Giulia e Miriana Colonne dell’Avis durante il lockdown

Premiate le due giovani volontarie rimaste in prima linea  Hanno garantito l’attività nella sede e alla Casa del Dono

REGGIO EMILIA. Un omaggio alle due giovani colonne della donazione di sangue nei mesi dell’emergenza totale. Le due ragazze si chiamano Giulia e Miriana, 21 e 23 anni rispettivamente, e nella primavera 2020 hanno garantito presenza costante nella sede dell’Avis, alla Casa del Dono di via Clementi, nel periodo in cui tanti volontari non hanno potuto essere operativi come al solito, per vincoli di età e altre limitazioni.

La coppia è stata premiata ieri mattina al centro sociale La Mirandola a Pieve, durante l’assemblea annuale dei soci dell’Avis comunale di Reggio Emilia; Miriana e Giulia hanno ricevuto la medaglia d’oro Avis consegnata dal sindaco Luca Vecchi e dal direttore del reparto trasfusionale dell’ospedale cittadino, Roberto Baricchi. Un doveroso ringraziamento a due giovanissimi capisaldi dell’Avis.


Entrambe sono dal 2019, selezionate fra le candidature per il Servizio Civile Universale nell’associazione. Terminata l’esperienza, hanno deciso di rimanere come volontarie, con diversi turni settimanali. Nel marzo 2020, poi, la risposta generosa nel momento più complesso, con la crescita violentissima dell’emergenza pandemica. Una fase in cui anche molte persone solitamente impegnate in attività del terzo settore hanno dovuto rimanere a casa, per motivi di salute e di limiti anagrafici. Ma le esigenze sanitarie, anche quelle legate alle trasfusioni, non si erano certo interrotte, e il rischio di indebolire il servizio era concreto.

Giulia e Miriana, invece che fare un passo indietro, ne hanno compiuti tre in avanti.

«È stato un periodo molto intenso e duro: in primo luogo si è fatto fronte alla richiesta di numerosi donatori e cittadini che si sono candidati per donare sangue intero, rispondendo agli appelli nazionali per andare in aiuto a quelle zone, nel Bresciano e nel Lodigiano che, essendo diventate zone rosse, non riuscivano più a raccogliere. Nelle prime due settimane si sono gestite circa 400 richieste di nuovi potenziali donatori, gestione che, in situazioni di normalità vede una richiesta mensile di circa 20 persone», raccontano dall’Avis.

Quando anche la nostra regione è stata travolta dalla pandemia, ed è poi arrivato il lockdown nazionale, molti prelievi sono stati sospesi, per ridurre i movimenti e per il calo di richieste di sangue e plasma dovuto alla sospensione di molte attività operatorie e di terapie non essenziali. È stata invece mantenuta la raccolta di plasma, piastrine e le sacche di sangue con fenotipo particolare per la neonatologia. Meno richiesta non ha comportato minori sforzi, anzi, e le due giovani, sempre attive in sede e pronte ad intervenire, hanno dato una bella mano: «L’abilità di una gestione di questo tipo, che potrebbe ritenersi ridotta, è stata invece gestita in modo certosino: tutti gli appuntamenti sono stati annullati con una telefonata di sensibilizzazione e di spiegazione del motivo, visto che continuavano gli appelli nazionali a donare».

In contemporanea, è andato avanti il monitoraggio delle sacche da raccogliere per la neonatologia: «Ogni disdetta, ogni spostamento era immediatamente rimpiazzato con un altro donatore, in un contesto dove molti si ammalavano, quindi le rinunce e la nuova ricerca sono state continue e non sono state facili», si fa presente. Quando le misure di contenimento si sono allentate, e le sale operatorie hanno gradualmente ripreso le attività, la raccolta è stata di nuovo potenziata ed è stata data priorità alle prime donazioni degli studenti: «oltre al fatto che erano i primi ad essere delusi per non potere aiutare in quel momento, era un’assoluta priorità garantire il ricambio generazionale». —

Adriano Arati

© RIPRODUZIONE RISERVATA