Un immenso applauso per la riapertura del teatro Valli

Il direttore Paolo Cantù: «Un’emozione unica». E il pubblico esulta: «Ci è mancato troppo»

REGGIO EMILIA. «Ancora una volta e speriamo per sempre: bentornati a teatro». Le mani di trecento persone iniziano a battere con gioia, e l’applauso riempie anche i posti vuoti. Quelli su cui “è vietato sedersi” per rispettare il distanziamento previsto dalle normative anti-Covid.

Riapre il teatro Valli, il direttore Cantù: "L'umore è alle stelle"



Un compromesso che la Fondazione I Teatri è disposta ad accettare: «Perché il teatro Valli riapre al pubblico dopo quasi sette mesi e non potremmo essere più felici», dice il direttore Paolo Cantù.

A dare il via alla stagione estiva del Municipale è l’Accademia Bizantina con Il trionfo del Tempo e del Disinganno di Handel. Una tenzone in cui si sfidano Piacere, da una parte, e Tempo e Disinganno dall’altra. A essere “contesa” è Bellezza, che alla fine decide di guardare nello specchio della Verità.

Ma prima che la sfida cominci, dentro e fuori il teatro c’è solo Emozione. «L’umore è alle stelle – assicura Cantù, con gli occhi che brillano – Qualcuno dice: “Riaprite, ma con parecchie limitazioni”. È vero, ci sono difficoltà enormi e siamo ancora molto lontani dalla normalità, però siamo talmente felici di rincontrare il nostro pubblico che tutto il resto viene dopo. In tutti questi mesi non abbiamo mai smesso di lavorare, abbiamo fatto di necessità virtù e del nostro meglio, ma il pubblico a teatro è fondamentale. Oggi per noi è una ripartenza, siamo molto, molto emozionati».

Ovunque si respira un estatico clima di attesa. Le maschere si scambiano sguardi esultanti e zampettano qui e là, incapaci di aspettare immobili che le porte - finalmente - riaprano. «Sono emozionatissima – dice Cecilia Catellani – mi mancava davvero tanto venire a lavorare in teatro. Speriamo che con le dovute accortezze si possa continuare a tenere aperto. L’unico dispiacere è che con il coprifuoco è difficile fare uno spettacolo al pomeriggio e una alla sera, ne possiamo fare soltanto uno alle 19. È un compromesso ma va bene lo stesso, basta essere qui».

Lorenzo Malaguti e Rossana Gurian avevano così voglia di tornare a teatro che arrivano davanti al Valli un’ora prima dell’apertura delle porte: «Ci è mancato tantissimo, troppo, l’ultimo spettacolo è stato in ottobre. Io – dice Rossana – qualche spettacolo in streaming sul telefonino l’ho guardato, ma non è proprio la stessa cosa. Speriamo che adesso si possa continuare».

La speranza è ovviamente condivisa dalla Fondazione, che da ieri a fine luglio ha programmato attività al Valli e anche davanti, con un palco che verrà allestito nelle prime settimane di luglio, e poi ai Chiostri di San Pietro. Non solo, quest’estate il Municipale accoglierà anche un centro estivo per bambini: «Volevamo realizzarlo lo scorso anno – racconta Paolo Cantù – poi abbiamo desistito per i motivi che tutti conosciamo. Quest’estate ci proviamo con due settimane a luglio. L’idea è fare in modo che il teatro sia ancora di più un pezzo della città e della comunità. Fare qualcosa con i bambini, avvicinarli all’arte, alla cultura e allo spettacolo per noi è importante: significa costruire il nuovo pubblico».

Il “vecchio” nel frattempo è quasi tutto arrivato: vestito a festa, sorridente, pronto a immergersi nella musica. «È bellissimo essere qui – dicono le amiche e colleghe Chiara Panizzi e Annarita Ferri nell’attesa di prendere una copia del libretto – davvero emozionante. Non si capisce per quale motivo non abbiamo potuto riaprire prima i teatri, con tutti gli accorgimenti del caso. Questa è una cura per lo spirito». E poco importa se due amiche come loro non potranno sedersi vicine: «È un compromesso accettabile, basta poter essere qui».

«Solo i conviventi – spiega Federico Bianchi, responsabile del servizio di prevenzione e protezione dei Teatri – possono prenotare posti adiacenti. È una delle misure anticontagio che siamo tenuti a rispettare». Una delle tante. «Prima di entrare a teatro – spiega Bianchi – le persone devono consegnare l’autocertificazione in cui dicono di non avere il Covid né di essere entrati in contatto con qualche positivo, poi si devono fare misurare la temperatura, quindi si igienizzano le mani e possono entrare per raggiungere il proprio posto».

Il protocollo non è più semplice per gli artisti, che devono sottoporsi a tamponi frequenti e, se provenienti dall’estero, rispettare anche cinque giorni di quarantena prima di potersi esibire sul palco. «Ma va bene, va bene tutto», si continua a dire in ogni angolo del teatro.

Poi la campanella richiama ognuno al proprio posto. Le ultime raccomandazioni: “Spegnete i cellulari, niente foto né video”. Si spengono le luci. Entrano i musicisti, poi i soprano, il tenore e il contralto. Prima che il violino inizi a parlare è il teatro a farsi sentire con un applauso fragoroso che sa di rivincita, che sa di speranza. —

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